Tutti dalla parte di Delpo: a Zagabria è Croazia contro resto del mondo

Una per riportare a casa il titolo già conquistato, a sorpresa, undici anni fa. L’altra per centrare l’appuntamento con la storia e mettere per la prima volta in bacheca la prestigiosa insalatiera.
E’ con queste stuzzicanti premesse che Croazia e Argentina si apprestano a contendersi la 105a edizione della Coppa Davis in un incrocio decisamente appassionante e sulla carta assai incerto.

Un intero paese è pronto a stringersi sotto i riflettori della Zagreb Arena, per sospingere i padroni di casa alla conquista del secondo successo dopo quello ottenuto undici anni fa a Bratislava dal team di Ivan Ljubicic e Mario Ancic, potendo contare nuovamente su una squadra coesa e nella quale non mancano elementi di spessore tecnico e di esperienza.
Dall’altra parte, l’armata albiceleste si presenta all’atto conclusivo per la quarta volta, consapevole per ammissione di tutto l’entourage delle notevoli difficoltà tecniche ed ambientali, ma anche delle concrete chance di poter finalmente assicurare al proprio paese il primo, storico e trionfo.

A corredo dell’indiscutibile fatto tecnico, sull’acrilico di Zagabria emozioni e storie dense di significato si susseguiranno dal primo all’ultimo scambio, garantendo un esito tutt’altro che prevedibile e un ulteriore spettacolare capitolo di questa intensa annata.

JUAN MARTIN DEL POTRO – L’EROE

Impossibile non partire dal principale protagonista, Juan Martin Del Potro, vero eroe di questo 2016 grazie al suo prorompente ritorno sulla scena caratterizzato da straordinarie vittorie in serie (tranne Nishikori battuti tutti i top five) e una costante ascesa che lo ha riportato alle soglie dei primi trenta al mondo.
Su di lui si è concentrato nell’ultimo semestre il battage mediatico e l’universale simpatia degli sportivi, almeno per un momento diventati tutti fan del campione di Tandil e destinati quindi a schierarsi affettuosamente dalla sua parte nella prossima finale.

Dopo gli anni del boicottaggio all’ex capitano Martin Jaite, con la maglia della nazionale Del Potro ha vissuto i momenti più significativi della sua spaventosa stagione, dalla marcia trionfale olimpica conclusa con l’argento al collo, al successo contro Murray a Glasgow che ha spalancato le porte per la finale di Davis.

Ritornato in salute e apparso a tratti ingiocabile, con uno stile di gioco riadattato alla sua nuova fisicità ma sempre spregiudicato e amato da tutti gli appassionati, Palito sembra aver riscoperto nella più antica competizione a squadre i connotati dell’evento in grado esaltarne le motivazioni e di consacrarne definitivamente il ritorno alla ribalta.
In caso di decisivo contributo ad uno storico successo, non soltanto Del Potro verrebbe elevato ad eroe nazionale, al pari di Maradona e Vilas, in grado di garantire al nazionalismo argentino un momento di autentica e orgogliosa rinascita. Di più, le sue legittime ambizioni di un ritorno al vertice risulterebbero talmente corroborate da ritenere ancor più plausibile un suo nuovo insediamento nel banchetto dei migliori, a seguito dello scioglimento ormai accertato del circolo dei fab four.

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I GREGARI

Per farlo avrà bisogno, come accaduto in Gran Bretagna, del supporto della garra dei gregari che ruotano attorno a lui, inferiori tecnicamente ma non nello spirito di gruppo e nella fame di vittoria. Armi che hanno permesso a Federico DelbonisGuido Pella e Leonardo Mayer, gli altri tre moschettieri, di trascinare la squadra anche in assenza del loro leader, garantendo addirittura un filotto di tre vittorie esterne consecutive, che potrebbero contribuire a rendere l’Argentina la prima nazionale dal 2001 a conquistare il trofeo senza mai giocare in casa.

LA CROAZIA DEL VETERANO KARLOVIC

Per non essere da meno, anche sul versante croato non manca un importante contributo sul piano sentimentale, dal momento che mettendo piede in campo Ivo Karlovic diventerà automaticamente il giocatore più anziano a disputare un match di singolare in Davis dal 1920.
A dispetto di ciò, il 37enne nativo proprio di Zagabria, richiamato per cause di forza maggiore dopo il forfait del giovane eroe Borna Coric, è ancora e più che mai sulla breccia e sia pure con qualche capello grigio in più, ace dopo ace si è garantito una seconda carriera da top venti (due titoli in stagione) e un ruolo da protagonista con la nazionale che aveva salutato sette anni fa, curiosamente dopo un match contro l’Argentina.

CILIC IN VERSIONE 2014

A fare da traino al team, il capitano Zeliko Krajan può contare su un Marin Cilic mai così forte, salito addirittura al sesto posto del ranking e reduce da una seconda parte di stagione che per continuità ha superato di gran lunga il suo irripetibile exploit di due stagioni fa.
Più completo, esperto e motivato, Cilic dovrà farsi carico dell’enorme peso di una nazione che confida enormemente sulle sue prodezze, impaurita dal ciclone Del Potro. A lui si chiederanno gli straordinari, con un impegno che tra singolari e doppio potrebbe richiedere enormi fatiche al termine di una stagione già assai dispendiosa.

LE INCOGNITE

Simili incognite rendono il pronostico ancor più complicato di quanto non sia normalmente in una finale, per di più con valori tecnici al quanto allineati.
Se il fattore campo e la migliore predisposizione dei croati alla superficie mettono i padroni di casa una spanna avanti, non va dimenticata la notevole tradizione e la superiorità dei sudamericani nei confronti diretti, tanto di squadra quanto soprattutto individuali.
Inoltre, fatto non trascurabile, Orsanic avrà senz’altro il beneficio di poter ruotare tutti i suoi affidabili elementi in funzione della condizione psico-fisica, garantendosi sempre, come successo in precedenza, di contare su forze fresche.
Al tempo stesso, il doppio croato, se sarà confermato Cilic con lo specialista Ivan Dodig, appare ben più quotato e consolidato, in grado di costituire un elemento forse decisivo per l’esito della sfida.

Tutto concorre al plausibile scenario di una coppa assegnata solo al termine del quinto incontro, come nelle migliori tradizioni dell’ultrasecolare manifestazione.
Magari con un commiato vincente di Doctor Ivo osannato dal popolo di casa o con lo spunto decisivo dell’eroe per un giorno in maglia bianco-celeste, per la gioia di tutti noi che, in fondo in fondo, come accaduto due anni fa per la storica vittoria della Svizzera di Federer, abbiamo già deciso da che parte schierarci.

Daniele Mazzarello

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