A tu per tu con Francesca Di Massimo: “Nadal-Verdasco agli Australian Open 2009 il match più bello che ho arbitrato”

Intervista esclusiva a Francesca Di Massimo, che ci parla della sua professione di giudice di sedia

Francesca Di Massimo ci ha concesso una breve chiacchierata, rispondendo alle nostre domande dalla lontana Australia. Le abbiamo posto interrogativi inerenti la sua attività di arbitro e ci ha risposto con molta passione e competenza. Non ha mai ricevuto grosse contestazioni, sintomo di abilità nello svolgimento della professione.

Ciao Francesca e grazie per aver accettato l’invito. Qual è stato il primo impatto col nostro sport?
Il tennis è sempre stato una delle mie passioni più grandi. Ero interessata a tutto quello che riguardava questo sport,anche i dettagli. Mi ero accorta guardando il grande tennis in televisione che anche gli arbitri erano parte del circuito, ho iniziato e riconoscerli e ad informarmi sul loro percorso formativo.Così la prima volta che ho visto un incontro vero dal vivo al torneo di Milano,ho avvicinato proprio uno di questi arbitri che mi ha indicato come si inizia la carriera da ufficiale di gara. E’stato un suggerimento valido ancora oggi! Chi volesse intraprendere questa attività, deve contattare la federazione, o meglio, il proprio comitato e partecipare al corso di formazione arbitro o giudice arbitro.

Quando hai capito che poteva diventare un lavoro?
Io così ho fatto e sono stata anche fortunata perché poco tempo dopo aver fatto il corso, si giocava proprio il torneo di Milano, a cui io andavo da spettatrice, e il mio istruttore, Giorgio Tarantola, mi ha proposto di fare il giudice di linea. E’stata una tappa fondamentale, perché i migliori giudici del torneo di Milano venivano selezionati per l’italian open di Roma, che è poi l’evento che mi ha aperto le porte del mondo dei tornei internazionali.

Cosa pensi delle modifiche che vengono man mano apportate al mondo del tennis?
Credo che il tennis sia uno degli sport più legati alla tradizione e ogni cambiamento non viene visto immediatamente bene, ma per tenere vivo l’interesse per questo sport bisogna fare i conti con la televisione, e i tempi morti del tennis sono troppi per i ritmi televisivi. Sono sicura che col tempo si arriverà a qualche modifica, tipo l’abolizione del let su servizio, senza snaturare troppo la tradizione. Per quanto riguarda la mia categoria, credo che a breve la tecnologia apporterà dei cambiamenti che man mano andranno a rendere non necessaria la presenza dei giudici di linea.

Quale partita ricordi con maggior piacere fra le tante che hai arbitrato?
Ho vissuto tante partite fantastiche, sicuramente le finali di Slam hanno un sapore speciale. Ricordo sempre volentieri la mia prima finale a Wimbledon, Federer-Djokovic, chiunque ami questo sport non può non essere affascinata da questo scontro. Eppure una partita che mi ha particolarmente emozionato e coinvolto è stata una agli Australian Open 2009 tra Nadal e Verdasco, in un periodo in cui Nadal era fortissimo, Verdasco è andato vicinissimo al colpaccio in un match infinito ma ricchissimo di sofferenza e partecipazione.

Ricordi contestazioni stile McEnroe?
Le contestazioni alla McEnroe per fortuna non ci sono più, certo arbitrare non è sempre una passeggiata in tranquillità, però, diciamo, se ne viene quasi sempre fuori. Dopo tanti anni passati sui campi da tennis di tutto il mondo forse il mio ricordo peggiore resta ancora legato ai miei primi arbitraggi, proprio a casa mia, a Bergamo.Una serie B dove la mia inesperienza si è scontrata con l’esuberanza di giocatori già navigati. Oggi per fortuna il tempo passato sui campi gioca a mio favore!

Che differenza trovi tra arbitrare donne e uomini?
La differenza che riscontro di più tra arbitrare uomini e donne è che le ragazze fanno meno fatica a fidarsi di me che della proprio avversaria,mentre tra i maschi c’e sempre una sorta di alleanza, e se c’e un dubbio su una palla chiedono per prima cosa conferma all’avversario, poi eventualmente a me.

Noti differenze tra arbitrare In Italia ed all’estero?
Quando arbitro all’estero cerco sempre di non limitarmi a visitare i campi da tennis del luogo in cui mi trovo Mi piace molto fare la turista perché altrimenti sarebbe come rimanere sempre a casa, alla fine i circoli si somigliano un po’tutti. Quello che fa la differenza nelle competizioni internazionali è però proprio il sapore. L’incontro di genti completamente diverse, di culture lontane. Questa è una delle ragioni principali per cui mi piace stare con i miei colleghi di tutto il mondo.

Adamo Recchia

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