Thomas Fabbiano e Alessandro Giannessi: 2016 alla volta della top100

Storie diverse, caratteristiche tecniche e fisiche diverse, ma un obiettivo che potrebbe diventare a breve comune: la top100.
Thomas Fabbiano, nato a Grottaglie il 26 maggio del 1989, ha raggiunto questa settimana, dopo il secondo turno raggiunto a Dubai, partendo dalle qualificazioni, il suo best ranking, al numero 126.
Alessandro Giannessi, nato a La Spezia il 30 maggio 1990, il best ranking l’ha raggiunto qualche anno fa, precisamente il 30 aprile 2012, quando si attestò, come appunto Thomas, al numero 126 del mondo.

Cresciuti tennisticamente nell’epoca in cui in Italia si sperava principalmente in Trevisan e Virgili, nonostante il destino non sia stato proprio gentile con nessuno dei due, tant’è che ogni tanto anche la parola “ritiro” sarà passata nelle loro menti, loro hanno continuato a crederci, e finalmente in questo inizio di stagione hanno lanciato parecchi segnali incoraggianti, alla ricerca di un obiettivo che, è inutile negarlo, è quello di entrambi: entrare nei primi 100.

Partiamo da Thomas Fabbiano che, sotto la sapiente guida di coach Fabio Gorietti, colui che ormai lo segue da parecchio tempo, in questo inizio di stagione è riuscito a sbloccarsi a livello ATP, vincendo per la prima volta un match nel circuito in quel di Chennai, dove ha raggiunto i quarti di finale, arrendendosi a Benoit Paire, per poi qualificarsi a Sofia, dove ha perso lottando al primo turno da Brands, ed infine la ciliegina sulla torta, la prima qualificazione ad un 500 coronata con una splendida vittoria su Leonardo Mayer, e con l’opportunità di giocare su un campo centrale importante come quello di Dubai contro un campione come Tomas Berdych.
La sensazione è che durante la pausa invernale abbia lavorato molto bene sotto il punto di vista atletico e che abbia sensibilmente migliorato il servizio, da sempre tallone d’achille visti i soli 173 cm di Thomas, soprattutto per quanto riguarda la percentuale di prime palle in campo, e ampliando anche il range di soluzioni.
Fabbiano grazie ai suoi colpi piatti gioca molto bene sui campi duri outdoor, ma grazie alla sua ottima mobilità rende al meglio anche sulla terra rossa: nell’ottica di migliorare su superfici ancora più veloci, dovrebbe cercare con più frequenza la rete o il colpo vincente, perchè a livello ATP, contro alcuni avversari, tenere lo scambio da fondo può non essere sufficiente. Comunque, grazie alla sua grinta e alla tenacia, che in pochi mesi lo hanno portato dal giocare nei Future, alternati a Challenger, a qualificarsi con costanza negli ATP, sono sicuro che scalare altre 25 posizioni, e vederlo nei prossimi Slam direttamente in tabellone, non sia utopia.

La top100 è un po’ più distante per Alessandro Giannessi, che è appena rientrato nei 200, ma i miglioramenti visti in questo inizio di stagione del venticinquenne di La Spezia, son palesi: il rovescio, da sempre suo colpo meno incisivo, ha acquisito un’ottima profondità e, grazie ad un ottimo backspin in continuo miglioramento, ha anche una varietà di soluzioni che gli possono consentire di costringere il suo avversario a giocargli sul dritto, colpo molto pesante con il quale è in grado di ottenere tanti vincenti.
Oltre ai miglioramenti sul rovescio, anche nel suo caso la preparazione atletica che è stata fatta è veramente di ottimo livello, perchè, come dimostrato in Messico, Alessandro è capace di giocare 9 set in 36 ore, e di portare a casa vittorie prestigiosissime, e soffertissime, come quelle su Andreozzi, 7-5 al terzo, su Lapentti, 7-6 al terzo annullando diversi match point, e poi ad Acapulco con Dennis Novikov, dove ha rimontato da uno svantaggio iniziale di 6-7 1-5, per poi vincere 6-1 al terzo contro il giocatore americano, prima di arrendersi al turno decisivo solo dopo 3 lunghi set a Thiemo De Bakker.
Anche nel suo caso, comunque, il servizio è molto migliorato, soprattutto da sinistra dove prima si affidava praticamente solo allo slice ad uscire, senza neanche spingerlo tanto, mentre adesso ha aumentato sicuramente la velocità di tutte le sue soluzioni, ed implementato una botta al centro piatta utile a sorprendere i suoi avversari.

Thomas e Alessandro hanno una grinta non comune a molti giocatori, sono abili su più superfici e, a rispettivamente 25 e 26 anni sono nel pieno della loro maturità tennistica: il 2016 per loro può essere davvero l’anno della svolta, per prendersi tutto ciò che gli infortuni han sottratto a loro in passato, perchè, come stanno ampiamente dimostrando Lorenzi e Vanni, non è mai troppo tardi.

Andrea Pellegrini Perrone

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