Quinzi, un ragazzo alla ricerca del divertimento

Gianluigi Quinzi, nato a Cittadella l’1 febbraio 1996 e cresciuto a Porto San Giorgio (ma anche un po’ in tutto il mondo), è uno dei maggiori fenomeni mediatici del tennis italiano negli ultimi 4 anni. Per chi non conoscesse la sua storia, Gianluigi sin dall’età di 7 anni, quando decide di lasciare lo sci per dedicarsi completamente al tennis, diventa una delle maggiori promesse italiane. A soli otto anni viene notato da Nick Bollettieri, si trasferisce nella sua accademia per parecchio tempo, ma questo è solo uno dei tanti viaggi fatti nella sua attività da junior.
Una vita di sacrifici, che però portano a tantissimi grandi risultati a livello junior: a 13 anni entra nelle classifiche ITF, risultando di gran lunga il più giovane, a 14 anni infila 4 vittorie di tornei ITF in 4 settimane, a 16 anni vince il Bonfiglio ed è il protagonista della vittoria in Davis Cup Junior dell’Italia, per poi arrivare al culmine della sua carriera nel circuito junior nel luglio del 2013, dove trionfa a Wimbledon sconfiggendo, tra gli altri, Kyle Edmund e Hyeon Chung.

Tutti gli appassionati di tennis italiano sono convinti di aver trovato il nuovo Messia, uno su cui puntare per i prossimi 15 anni, e tutti i maggiori quotidiani d’italia, tutte le televisioni, iniziano a fare interviste su interviste, domande su domande, e la pressione su di lui sale sempre di più. Gianluigi, da ragazzo sempre sorridente con uno sguardo sognante, dice di voler vincere gli Internazionali, poi magari uno Slam, per esempio gli US Open, e di voler arrivare al numero uno del mondo, e la speranza in Italia cresce sempre di più.

A questo punto, però, iniziano i tanti errori di una gestione che finora è stata alquanto bizzarra e deludente: c’è l’addio con Eduardo Medica, il suo primo storico allenatore, che dice di lasciare poichè sentiva anche lui troppa pressione, ma probabilmente erano solo dichiarazioni di facciata. Piatti si propone come coach del ragazzo, offrendo ai genitori un piano che prevede una crescita lenta fatta di tanti piccoli step, ma la famiglia rifiuta, dicendo che Gianluigi avrebbe dovuto ottenere tanti risultati nel minor tempo possibile. E questa fretta nel voler crescere, nel cercare di sfondare immediatamente, penalizza Gian: in un anno e mezzo vengono cambiati 5 coach, alcuni della federazione, altri esteri, ma il risultato non cambia.

L’impressione è chiara e forte, Gianluigi in campo non trova serenità, i difetti tecnici che a 16/17 anni venivano compensati da un grande agonismo e da un fisico già sviluppato si fan sentire adesso che si cerca il grande salto tra i professionisti, il servizio risulta poco incisivo e tutti i colpi sembrano poco pesanti. Allora, forse, la famiglia capisce di aver sbagliato e a dicembre 2015 chiama nuovamente Eduardo Medica, l’allenatore col quale Quinzi aveva ottenuto in passato i migliori risultati, ed effettua questa scelta anche nell’ottica di voler tranquillizzare il ragazzo. Dopo un Natale passato ad allenarsi in Florida all’IMG Academy con tanti giocatori, tra cui Nishikori e Rublev, e si ripresenta in campo a gennaio mostrando piccoli ma significativi miglioramenti, offrendo un gioco molto più propenso all’attacco e utilizzando meglio il suo colpo naturale, il rovescio, per incidere.

Il problema però, mostrato anche nella recente sconfitta per 7-6 al terzo con Meister nel challenger di Maui, è uno solo, ma è molto grande: Gianluigi in campo non sembra divertirsi. Se perde uno scambio lungo, si butta giù, in campo mostra palesemente segni di insofferenza, fino a sbottare sul 2-2 30-40 del terzo set, dicendo testuali parole: “perchè, perchè, perchè, devo perdere, con tutti gli altri che vincono, mi fa star male“. Gianluigi soffre, evidentemente, il fatto che tutti i ragazzi che lui batteva da Junior (Kyrgios, Kokkinakis, Edmund, Chung, Ymer) sono davanti a lui, e questo lo porta anche a perdere la concentrazione, e la positività, nei momenti più difficili.

Risolvere un problema così grande non è facile, ma piano piano si può fare: un mental coach aiuterebbe molto, ma soprattutto al ragazzo servono tante certezze, a partire da un allenatore che rimanga quello per tanto tempo con cui fare un bel percorso, e Medica sembrerebbe la persona giusta. Poi serve una programmazione meno scellerata di quella fatta negli ultimi anni, dove è passato da future in Colombia su terra a challenger in Canada su duro, per poi tornare in Italia, e così via. Insomma, tante certezze, la consapevolezza nei propri mezzi e la gioia di giocare, con questi pochi ingredienti, oltre ovviamente a degli ulteriori miglioramenti nel gioco, che verrebbero di conseguenza, potremmo ritrovare un potenziale futuro campione: senza fretta, Gianluigi, l’Italia ti aspetta.

Andrea Pellegrini Perrone

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