Pensione rinviata, la classe ancora in cattedra non smette di riscrivere i record

Foto AFP

L’immortalità, si sa, non è di questo mondo e al soprannaturale credono in pochissimi.
Quanto si è consumato a Melbourne nelle ultime due settimane ha contribuito per altro a generare diversi dubbi in proposito, dal punto di vista del mito sportivo, si intende.
Regalando il più straordinario, inatteso e romantico degli esiti. Riscrivendo la storia e restituendo al tennis e allo sport in generale uno dei suoi più clamorosi esponenti per classe, talento e passione.

Davanti agli occhi attoniti di mezzo pianeta, Roger Federer, sempre meno discutibilmente il più grande giocatore di tutti i tempi, ha compiuto l’ennesimo capolavoro di una carriera a tratti difficile persino da documentare, aggiungendo la propria firma al già lunghissimo elenco di record posseduti.
Oltre a mettere la mani sul diciottesimo slam, primato per distacco e obiettivo che pareva destinato inesorabilmente a rimanere irraggiungibile, il campionissimo si è laureato il più anziano vincitore slam dai lontani ed imparagonabili tempi di Ken Rosewall, riuscendo inoltre a trionfare a ben quattordici anni di distanza dal suo primo successo a Wimbledon.

Il successo nell’Australian Open (il quinto, che rende Roger ovviamente l’unico nella storia a completare una cinquina in tre major) appariva alla vigilia pura fantascienza, persino per il più visionario intento a scomodare il ricorso cabalistico all’impresa newyorkese di Pete Sampras nel 2002.
In considerazione di una molteplicità di fattori, non ultimo il lungo stop a cui Federer ha dovuto sottoporsi per ricercare un complicato recupero fisico dai numerosi acciacchi. Inattività ancora più gravosa in addizione ad un’anagrafe impietosa, più consona ad una dorata pensione che non al costante perseguimento di nuovi obiettivi.
Il tabellone sembrava poi aver fugato ogni dubbio in merito, preparando un cammino dalla difficoltà esponenziale e creando quasi l’alibi perfetto per una decorosa uscita di scena.
Al contrario, uno dopo l’altro, la leggenda svizzera ha saltato a piè pari una pletora di top ten in lizza per il successo, guadagnando giorno dopo giorno credibilità ed entusiasmo.

L’ultimo scherzo il destino sembrava averlo beffardamente orchestrato opponendo nell’epica finale l’arcirivale Rafael Nadal, storicamente rievocazione di cocenti delusioni.
L’ennesimo ed inatteso atto di una delle più straordinarie rivalità di ogni epoca ha saputo invece sovvertire tutte le logiche che avevano fin ora contraddistinto l’eterno dualismo, decretando la supremazia del GOAT sulla sua nemesi, per di più prevalendo sulla lunghissima distanza e – udite, udite – sfruttando una inusitata capacità di concretizzare le possibilità di break procurate.
Le oltre tre ore e mezza di show tecnico ed adrenalinico senza pari rimarranno negli annali a eterna memoria, non di molto lontane dall’apice raggiunto nei numerosi storici confronti. E ancora una volta capaci di emozionare, a prescindere dal risultato, a livelli nemmeno immaginabili per il tennis monocorde dei recenti dominatori.

Nell’incredulità generale, il deja-vu dell’elvetico è maturato al termine di tre maratone concluse al set decisivo, nel corso delle quali l’anziano campione ha mostrato, al cospetto di avversari potenzialmente più freschi, una superiorità a tratti allarmante persino dal punto di vista atletico.
La portata dell’impresa scritta a Melbourne Park, resa apparentemente normale dalla straordinaria maestà ostentata in campo dal primo all’ultimo punto, è certificata più di ogni altra cosa dal tributo offerto attraverso ogni mezzo da centinaia di colleghi e sportivi di ogni disciplina, i primi in grado di comprendere realmente la grandezza dell’uomo e del fenomeno.

Primo fra tutti proprio Rafael Nadal che, dall’alto della straordinaria classe che lo contraddistingue e della sincera amicizia che lo lega a Roger, ha speso nei confronti del trionfatore parole che valgono più di ogni altro commento e costituiscono un significativo spot della sana e vera competizione. Esternazioni sentite ed avvalorate dal fatto che lo spagnolo avrebbe ugualmente meritato un suggello trionfante alla sua altrettanto prodigiosa ricomparsa sulla scena.

Il lungo viaggio di ritorno dall’Australia, insieme allo straordinario spettacolo passato in archivio ed ai record riscritti in successione, riconsegna agli appassionati una ventata di ottimismo circa le certezze di poter godere ancora a lungo dei prodigi dell’eterno campione. A prescindere da eventuali risultati, nonostante l’avvenuto rientro in top ten, ottenuto di fatto con solo cinque tornei all’attivo.
Nel corso del commovente discorso seguente alla premiazione, Roger ha infatti rinnovato a Rod Laver e a tutti gli increduli spettatori l’appuntamento per le prossime stagioni, fino a quando a suo dire continuerà a divertirsi come un ragazzino. Parole che suonano come una sinfonia alle orecchie di milioni di affezionatissimi fan.

Parallelamente alla stesura dell’opera magna del maestro, le memorie australiane hanno contribuito anche ad arricchire la già notevole epopea di un’altra freschissima trentacinquenne.
Serena Williams era approdata agli esordi della nuova stagione circondata di perplessità ma si è progressivamente ritrovata, come spesso in passato, talmente priva di avversarie da dover risolvere la pratica del ventitreesimo slam in una riedizione vintage del confronto familiare con l’altrettanto eterna sorellona Venus.

Mentre le antagoniste erano impegnate ad eliminarsi (o autoeliminarsi) vicendevolmente e piccole grandi sorprese costellavano il tabellone, Serenona ha saputo zittire ogni scetticismo totalizzando uno sconcertante score di quattordici set a zero. Con il risultato di rendere sempre più traballanti le speranze di Margaret Court di conservare il proprio ultredecennale record di vittorie slam e, restando all’attualità, allontanando prepotentemente il momento dell’atteso ricambio generazionale al vertice.

Vertice riconquistato a tutti gli effetti, a spese di una Angelique Kerber forse ancora troppo adagiata sui recenti successi e priva del mordente, oltre che della migliore forma, necessario per riconfermarsi. Probabilmente avrà modo di rifarsi ma, al pari di Muguruza, Pliskova e soprattutto Halep e Radwanska, la grandi deluse di questa prima uscita, ha dovuto prendere atto che condizione e soprattutto motivazione non difettano ancora a Serena quanto basta per rendere realmente aperta la competizione.

Sia pure con meno clamore rispetto a quanto accaduto tra gli uomini, anche il panorama femminile è dunque costretto ad inchinarsi al talento, alla potenza ma soprattutto all’inesauribile fame di successo della sua sovrana assoluta.
La straordinaria Venus, splendida protagonista di un inatteso viaggio nella macchina del tempo, ha riversato sul campo le encomiabili qualità di cui è ancora in possesso a dispetto delle quasi trentasette primavere, che l’hanno consacrata la più anziana finalista slam dell’era open. Ciò nonostante, è stata costretta a rivestire il ruolo di damigella d’onore della sorellina, limitandosi ad apportare al match decisivo un fascino retrò, piuttosto che elevarne particolarmente l’incertezza.

La sensazione è che tra qualche mese, in vista del Roland Garros, quasi certamente ci illuderemo di poter rimettere in discussione le potenzialità di Serena, adducendo una condizione balbettante, una superficie poco congeniale e inventando l’antagonista del momento come possibile favorita. Ma con elevata probabilità di sbagliare ancora e dover nuovamente rendere merito alla giocatrice più dominante, anche se non spettacolare, di ogni tempo.

Intanto, di fronte a simili maestri, giovani virgulti ed aspiranti campioni appaiono come laureandi impegnati ancora ad osservare e prendere appunti. Loro malgrado, il pensionamento dei fenomeni e il tempo del paventato rinnovamento sembrano ancora di là da venire. Per la gioia e l’esaltata approvazione di chi ama questo sport e i suoi unici ed irripetibili paladini.

fab

Finale maschile: Roger Federer [17] b. Rafael Nadal [9] 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3
Finale femminile: Serena Williams [2] b. Venus Williams [13] 6-4 6-4

Ranking ATP al 30/1
1. Andy Murray (GBR)
2. Novak Djokovic (SRB)
3. Stan Wawrinka (SUI) [+1]
4. Milos Raonic (CAN) [-1]
5. Kei Nishikori (JPN)
6. Rafael Nadal (ESP) [+3]
7. Marin Cilic (CRO)
8. Dominic Thiem (AUT)
9. Gael Monfils (FRA) [-3]
10. Roger Federer (SUI) [+7]

Ranking WTA al 30/1
1. Serena Williams (USA) [+1]
2. Angelique Kerber (GER) [-1]
3. Karolina Pliskova (CZE) [+2]
4. Simona Halep (ROU)
5. Dominika Cibulkova (SVK) [+1]
6. Agnieszka Radwanska (POL) [-3]
7. Garbine Muguruza (ESP)
8. Svetlana Kuznetsova (RUS) [+2]
9. Madison Keys (USA) [-1]
10. Johanna Konta (GBR) [-1]

Daniele Mazzarello

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