Mauro Ricevuti svela i segreti di Matteo Berrettini: “Ha un gioco vario e completo: quando è in campo non ci si annoia mai! ”

Bella chiacchierata con Mauro Ricevuti, opinionista tecnico di Supertennis TV, che ci dipinge un ritratto autentico di Matteo Berrettini dopo il suo grande exploit avvenuto nelle ultime settimane.

Gli ultimi appuntamenti del circuito ATP hanno confermato l’ottimo stato di salute di cui può godere oggigiorno il tennis italiano: la continuità di Fognini, la sorpresa Cecchinato e la crescita di Matteo Berrettini rappresentano il fiore all’occhiello di un movimento che ha già di per sé radici ben consolidate e che promette a tutti gli appassionati un futuro radioso e ricco di soddisfazioni.

Tuttavia, l’ascesa di Berrettini merita un’analisi ben più articolata: il giovane tennista azzurro – che ha vinto a Gstaad il suo primo torneo ATP – sta progressivamente dimostrando, grazie anche ad un team di assoluto valore, le sue reali potenzialità, sfoderando un repertorio tennistico, atletico e mentale da campione.

Il successo in terra svizzera (seguito da un altro buon quarto di finale a Kitzbuhel che gli ha permesso di avvicinarsi ulteriormente alla top 50) non ha rappresentato del resto un caso isolato nel 2018: il 22enne romano in questa stagione aveva infatti già raggiunto la finale al Challenger di Irving, offrendo, tra l’altro, prestazioni di assoluto livello anche in eventi molto prestigiosi (come il successo a Wimbledon su Jack Sock in rimonta da 2 set a 0 di svantaggio e la buona performance concessa agli Internazionali d’Italia dove, per oltre un’ora, ha messo alle corde Alexander Zverev).

Un exploit di questa portata può essere interpretato solo alla luce dei profondi cambiamenti e degli innovativi accorgimenti tecnici che Matteo, sotto l’occhio vigile di Vincenzo Santopadre, è riuscito ad inserire nel suo tennis già molto aggressivo: “La cosa che più mi ha colpito” – sottolinea Ricevuti – ” è la pressoché assoluta completezza del suo gioco. E’ vero, la base del suo tennis si incentra sul servizio ma accostare Berrettini a bombardieri del calibro di Isner o Raonic è alquanto esemplificativo: quando Matteo è in campo risulta quasi impossibile annoiarsi! Ha davvero un tennis vario e brillante dedito inoltre ad adattarsi facilmente a tutte le superfici e alle diverse situazioni di gioco che si possono venire a creare anche all’interno della singola partita.”

L’aspetto più impressionante è l’estrema varietà delle soluzioni proposte, soprattutto con il servizio: “Indubbiamente, si tratta di un colpo molto potente ma, a differenza di altri, Matteo riesce molto bene a non far nemmeno intuire la traiettoria che vuole dare alla battuta. Questo aspetto si nota molto soprattutto sulla seconda di servizio: una volta serve più forte al centro, un’altra in kick ad uscire facendo rimbalzare la palla molto alta grazie anche alle sue lunghe leve che permettono un angolo di incidenza maggiore e dunque un rimbalzo più difficile da gestire; in questo modo non lascia mai l’iniziativa all’avversario e, anche quando la prima si inceppa un po’, riesce quanto meno a non essere immediatamente aggredito dall’avversario.”

Ma come già anticipato il suo tennis spumeggiante si correda anche di ben altro: “Il diritto è semplicemente micidiale: con questo colpo riesce molto spesso a ribaltare l’inerzia di uno scambio trasformando la difesa in forcing offensivo. Anche il rovescio è migliorato molto, anche se sotto questo punto di vista ha ancora parecchio margine, soprattutto in fase di spinta: paradossalmente, lo gioca in maniera più naturale quando è sotto pressione e deve tirare a tutta per rimanere a galla o quando cerca, con un colpo tagliato, di togliere ritmo all’avversario. Sul gioco di volo c’è ancora da lavorare un po’ ma il tempo e l’esperienza di Santopadre sono dalla sua e sono certo che, grazie anche ad una migliore sensibilità a rete, Matteo si interprete di un tennis sempre più ricco e divertente.”

Si sono notati anche miglioramenti molto significativi dal punto di vista atletico: “All’inizio, visto l’altezza, ha fatto abbastanza fatica: quando continui a crescere cambia un po’ tutto ed è necessario effettuare costanti accorgimenti per garantire un impatto efficace, ad una distanza ragionevole. Ora, che si è complessivamente stabilizzato, è riuscito a trovare un maggiore equilibrio e delle migliori sensazioni sotto questo punto di vista: Matteo corre benissimo e si muove in maniera rapida, soprattutto lateralmente. Si è potuto assistere a puntuale conferma di questi progressi proprio nella finale di Gstaad dove, alla fine dell’incontro, sembrava Bautista Agut ad essere più stanco.”

E che dire della forza mentale?

Ha ormai una mentalità e un atteggiamento professionale da giocatore affermato. Questa condizione non può che essere frutto in primo luogo di un’evidente stato di estrema fiducia nei propri mezzi e di profonda consapevolezza di possedere un gioco in grado di mettere in difficoltà giocatori molto forti: vincere fa sempre bene e fa crescere l’autostima in sé stessi. A questo, va poi aggiunto l’ottimo lavoro svolto dietro le quinte da tutto il suo team che, anche nella programmazione dei prossimi tornei, si sta dimostrando lungimirante: saltare i due Masters 1000 in America e rientrare a Winston Salem è assolutamente corretto; il successo di Gstaad ha rappresentato una tappa, senza dubbio importante, di un percorso ben più ampio: ora è opportuno che Matteo riesca a consolidare ulteriormente il proprio livello vincendo partite in tornei che rispecchiano la sua condizione attuale per poi disputare eventi più prestigiosi, provando cosi anche nuove sensazioni sul campo.”

Insomma, si prospetta davvero un futuro prospero per Matteo e per tutto il tennis italiano: “Fisico permettendo, la sua umiltà, unita all’atteggiamento semplice della sua famiglia e del suo team lo potranno portare molto lontano: sono convinto che abbia tutte le possibilità per entrare il prima possibile in top 20. Il suo percorso potrebbe poi diventare da esempio per molti altri giovani azzurri che, seguendo il modello Berrettini,  troverebbero cosi un’importante fonte di ispirazione per fare bene.”

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