Matteo Donati: “Sono soddisfatto del mio 2016, malgrado non sia stata un’annata semplice”

A tu per tu con Matteo Donati, giovane tennista alessandrino classe ’95, che si racconta ai nostri microfoni a conclusione della sua stagione 2016.

Ciao Matteo. Grazie per la disponibilità e un caro saluto da tutti i lettori di TennisPress
Grazie a voi e ai vostri lettori per l’attenzione che mi dedicate!

Iniziamo con un bilancio sulla tua stagione 2016: sei soddisfatto del tuo rendimento generale di questa annata?Quali aspetti del tuo gioco o della tua tenuta mentale hanno funzionato al meglio? Su quali invece devi ancora lavorare?
Sono abbastanza soddisfatto della stagione; l’obiettivo di inizio anno era di chiudere il 2016 avvicinandomi al best ranking (159, ndr) e provare a migliorarlo un pochino. Poi, dopo un inizio di stagione difficile, a causa di un infortunio alla schiena abbastanza lungo e non facile da risolvere, abbiamo un po’ modificato l’obiettivo prefiggendoci di stare intorno alla posizione numero 200, come poi è stato. Certamente alcuni episodi potevano finire meglio: ho perso partite con tanti match-point e chance importanti contro giocatori forti, ma sono comunque contento di essermi espresso su buoni livelli e aver fatto partita alla pari con loro. Hanno funzionato bene il servizio e il dritto, che sono i miei fondamentali principali. Vedo migliorare la parte fisica, senza dubbio e gli altri colpi.

Il tuo miglior periodo l’hai vissuto la scorsa primavera dove, dopo aver battuto nuovamente Giraldo al Foro Italico, hai centrato un’ottima finale al Challenger di Caltanissetta, raggiungendo poi altri buoni risultati a Milano e nei Challenger di Agosto. Raccontaci come hai vissuto quelle settimane, soffermandoti in particolar modo sulla tua seconda esperienza agli Internazionali.
Quella agli Internazionali è stata un’emozione grande. Avevo ricordi molto forte dell’anno prima, che mi avevano segnato positivamente, sono arrivato con tanta gioia addosso e voglia di esprimermi, anche se ero reduce da un infortunio e non avevo la certezza di giocare, non avendo disputato le prequalificazioni, come nel 2015. Con un po’ di fortuna, sabato mattina ho avuto la chance di entrare in campo e di vincere di nuovo con Giraldo una partita molto lottata e questo mi ha dato un po’ di quella fiducia che mancava da inizio anno. Sicuramente l’aria di Roma e i ricordi dell’anno prima mi hanno aiutato: da lì sono ripartito con il piede giusto, sono andato a Caltanissetta e ho espresso un ottimo livello di gioco, dopo un primo turno piuttosto difficile. Mi sono reso conto che miglioravo il mio tennis partita dopo partita, sino alla finale davvero intensa contro Lorenzi, nella quale ho avuto sei match-point. Superare la sconfitta in quel match non è stato semplice. Dopo la gara ero arrabbiato, ma consapevole che potevo giocare a quei livelli. Dopo, purtroppo, mi sono di nuovo dovuto fermare per un piccolo affaticamento al gluteo che ha stoppato la buona condizione di quel momento che poi ho saputo riconquistare, facendo un buon risultato a Milano e raggiungendo la semifinale a Manerbio con Mayer, un ottimo giocatore contro il quale sono andato a un punto dalla vittoria.
A fine anno abbiamo provato la tournée asiatica che è andata meno bene rispetto alle mie aspettative, dal momento che sono riuscito ad entrare solo in un torneo su tre. Poi siamo entrati, ho giocato ancora un indoor e quindi abbiamo deciso di dedicarci alla preparazione per la prossima stagione.

Hai dichiarato di avere un ottimo rapporto con diverse altre giovani promesse del tennis azzurro, come Edoardo Eremin e Lorenzo Sonego. Come riuscite a bilanciare la vostra amicizia con la naturale competizione del campo? Quanto pensi sia importante avere dei coetanei che, in giro per l’Italia o per l’Europa, ti permettano di condividere le tue gioie e talvolta le tue delusioni e insicurezze?
È una fortuna avere tante persone che conosci che girano con te, perché fai gruppo e fuori dal campo di fai compagnia, ti diverti e la lontananza pesa meno.
Sinceramente non trovo difficoltà nell’avere un rapporto con loro, perché sono ragazzi con i quali sono cresciuto da sempre. In campo c’è agonismo e voglia di prevalere, ma fuori condividiamo tutto e siamo contenti dei risultati che gli altri ottengono in campo, anche perché funzionano da stimolo.

Qual è stato fino ad ora il momento che ha inciso maggiormente sulla tua carriera?
Il momento più bello è stato quello del Foro italico 2015, dove passando per le prequali e le qualificazioni e vincendo il primo turno sul centrale contro Giraldo ho potuto giocare contro il numero 5 del mondo in un Master 1000 in Italia da italiano.

Devi molto della tua crescita a Massimo Puci, tuo storico coach. Descrivici il vostro rapporto, sotto la sfera professionale e umana.
Insomma, sui meriti di Massimo Puci c’è da rivedere qualcosa! (dice Matteo ridendo di gusto, ndr). Scherzi a parte, abbiamo un ottimo rapporto e comunque mi ha preso e  aiutato in un momento difficile della carriera. A Bra ho trovato una seconda famiglia che mi ha accolto anche fuori dal campo, che era ciò di cui avevo più bisogno in quel momento. Ora Massimo mi sta aiutando molto nelle scelte sian campo che fuori. Io mi fido molto di lui, parlo di tutto. So che lui è un punto di riferimento, anche nei momenti difficili.

Matteo Donati fuori dal campo: carattere, passioni e interessi…
Mi piace stare con la mia ragazza, Michela, passare più tempo possibile con i miei amici e la mia famiglia e vedere dal vivo il basket. Per il resto, direi che sono piuttosto testardo, soprattutto in campo.

Come e quando preparerai la stagione 2017? Quali aspetti della tua preparazione curerai maggiormente?
Sono già al lavoro per la prossima stagione e ci stiamo concentrando sulla parte fisica che l’aspetto dove mi rendo conto ci sono più differenze rispetto ai giocatori più forti. Poi ci focalizzeremo sul servizio, perché è un colpo che deve sempre più fare la differenza nel mio gioco.

 Descrivici la tua programmazione per i primi mesi della prossima stagione
Inizierò andando una settimana ad Abu Dhabi ad allenarmi, poi giocherò a Doha o Chennai, dipende da dove entro in tabellone e poi si andrà in Australia e quindi rientrerò a casa per programmare i mesi successivi anche in  base ai risultati ottenuti.

Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per il 2017. A presto!
È stato un piacere, crepi il lupo!

Realizzazione e stesura dell’intervista a cura di Davide Tarallo e della Pagina Facebook Matteo Donati Fan Club

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