Marco Cecchinato: la giovane promessa italiana che spesso in molti dimenticano

Foto Costantini @ FederTennis

Era l’11 agosto 2013 quando a San Marino tutta la nostra nazione scopriva un volto nuovo del suo tennis.

Marco Cecchinato vinceva infatti, a sorpresa, il suo primo Challenger in carriera, battendo in finale uno dei giocatori più rappresentativi della storia italiana di questo sport, Filippo Volandri. Sulla bocca degli appassionati è apparso così un nome nuovo su cui puntare ma, come spesso accade, le pressioni su un ragazzo giovane sono difficili da gestire.

Dopo 2 anni di prestazioni agrodolci Ceck viene prontamente etichettato nei taccuini dei più “esperti” come “fuoco di paglia” o classico esempio di “talento sprecato”.

Nell’aprile del 2015 Marco si prende la rivincita, sempre sul suolo amico, trionfando questa volta nella prima edizione del Challenger di Torino. A differenza del 2013 qualcosa era cambiato. Il processo di maturazione del ragazzo sembrava ad un buon punto e la Top 100 non era più solo un miraggio.

Solo in quel momento mi sono accorto, aprendo la sua biografia, della sua giovane età. 22 anni dimostravano come il tempo necessario per migliorare e diventare “uno forte” c’era. Il fatto però di non aver brillato da junior non lo catalogava tra i tennisti da tenere in considerazione, insomma, tra quelli degni di nota.

Facciamo un piccolo passo avanti e arriviamo a settembre 2015, Challenger di Genova.
Avendo assistito a tutta la settimana del torneo ho avuto modo di vederlo più da vicino apprezzandone il gioco, la grinta e la tenacia che lo contraddistinguono.
Ho notato in lui una voglia di non mollare mai che in pochi hanno in campo, soprattutto a quel livello. Quella fascia di tornei è una trincea, emerge solo chi lo vuole davvero.

Dopo ottime prestazioni (tra cui la grandissima battaglia vinta contro il connazionale Giannessi), il siciliano è arrivato in semifinale contro Albert Ramos-Vinolas. Match sulla carta proibitivo vista la posizione nel ranking dello spagnolo che si aggirava intorno al numero 50 del ranking ATP.
Primo set a dir poco devastante. 6-0 Ramos in meno di 20 minuti. Sembrava una fine già scritta ma qualcosa cambiò e Marco vinse i due successivi parziali portando all’esaurimento nervoso il suo più quotato avversario, che a fine match distrusse anche la racchetta.

In finale “Ceck” riuscì a strappare un set ad Almagro giocando una buona partita. Sono sicuro che se quella partita non si fosse giocata di lunedì a causa del maltempo, l’azzurro avrebbe potuto vincere. Il pubblico avrebbe fatto la sua parte, lo avrebbe esaltato e portato al trionfo.
Con i se e con i ma non si fa la storia ma di una cosa eravamo certi, già dal giorno dopo. Avevamo un nuovo giocatore nella top 100.

Questi risultati gli permisero di entrare per la prima volta direttamente nel main draw di uno Slam, agli US Open. Al primo turno si trovò di fronte Mardy Fish che giocava il suo ultimo torneo da professionista. La maggior esperienza e propensione al gioco sul cemento dell’americano gli permisero di vincere la partita in 4 set.

Aprile è un mese che porta bene a Marco. Durante questa stagione infatti, nell’ATP 250 di Bucarest, sono arrivate le prime due vittorie nel circuito maggiore della sua carriera.
Dopo aver sconfitto in maniera perentoria Baghdatis Dzumhur, il palermitano si è issato sino ai quarti di finale, dove ha ceduto ad un Delbonis veramente in forma dopo le vittorie su Murray ad Indian Wells e su Coric in finale a Marrakech.

Da lì in poi il suo modo di approcciare ai match a mio avviso è migliorato. Il fatto di essere entrato nel tennis che conta lo ha messo davanti a sfide ostiche, come in quel di Montecarlo.
Contro Raonic al primo turno del Master 1000 del Principato, Ceck ha sciorinato la prima di 3 prestazioni veramente eccellenti. Nonostante la sconfitta in 2 set la fiducia non poteva che essere aumentata.

La stagione sul rosso però era solo agli albori e le cose più belle dovevano ancora arrivare. Agli Internazionali BNL d’Italia, dopo aver superato brillantemente le prequali, si è riproposto, nel main draw, il replay della sfida con il canadese. Il risultato è stato lo stesso, a dire la verità, ma questa volta un set è scappato al più quotato avversario, che è stato sconfitto in finale a Wimbledon qualche mese più avanti.

Il lavoro, il duro lavoro, sembrava che pian piano stesse portando i suoi frutti. Con calma, senza fretta le cose stavano cambiando. La dimostrazione pratica di queste parole è arrivata proprio durante l’appuntamento più importante della stagione primaverile europea. Al Roland Garros il sorteggio non era stato benevolo nei confronti dell’azzurro. Kyrgios al primo turno è qualcosa di obiettivamente sconcertante. Nonostante tutto Marco ci ha provato e ha giocato alla pari. Il punteggio finale di 7-6(8) 7-6(8) 6-4 lo dimostra. Nel secondo parziale ci sono stati anche 2 set point che lo avrebbero quantomeno issato ad un quarto set che meritava tantissimo.

Nonostante le buone prestazioni viste nel circuito maggiore, guardando prettamente i risultati, ci si rendeva conto di come le vittorie non fossero arrivate. Il giro di boa è probabilmente arrivato nel Challenger di Milano, dove Cecchinato è riuscito a vincere il torneo in maniera convincente. Da rimarcare durante la settimana il comodo successo arrivato in 2 set ai danni di uno dei più esperti giocatori sulla terra battuta come Berlocq.

Osservando su SuperTennis la finale con Djere ho notato come il gioco dell’azzurro si stia pian piano completando. Rovescio sempre più solido con il quale riesce a trovare angoli interessanti che sfrutta chiudendo con le accelerazioni di dritto. Per fare un ulteriore salto di qualità probabilmente sarebbe necessario avvicinarsi al campo. Molto spesso si trova infatti costretto a rincorrere da molti metri dietro la riga di fondo. Cosa che non riesce a metterlo nelle condizioni di spingere e comandare.

Che sia il preludio di un futuro da ottimo giocatore, magari ripercorrendo le orme dei vari Fognini, Seppi, Bolelli e Lorenzi? Le basi su cui lavorare sono molto ampie e questo non può che far ben sperare. L’Italia ha bisogno di volti nuovi che possano far esaltare tifosi e appassionati.

Il suo è sicuramente il piú promettente di tutti.

Lorenzo Lantelme

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