Luca Vanni: “La mia felicità in campo e nella vita si basa sull’affetto delle persone che mi circondano”

Luca Vanni pode enfrentar Feijão na semifinal

Luca Vanni si racconta ai nostri microfoni rivivendo le tappe salienti del suo 2016 e volgendo uno sguardo verso una nuova stagione che si preannuncia a dir poco scoppiettante e ricca di sorprese…

Due bei titoli a concludere il tuo 2016: le vittorie di Brescia e Andria hanno dato colore ad una stagione, che fino a metà anno, ti aveva regalato poche soddisfazioni. Ti senti soddisfatto dei risultati raggiunti?
“Si, sono molto soddisfatto dell’esito del mio 2016: ovviamente, ad inizio anno mi ero prefissato ben altri obiettivi ma, considerate le circostanze, non posso che ritenermi contento. Ho senza dubbio commesso alcuni errori nella programmazione ma, purtroppo, sono stato anche molto sfortunato: a causa della mononucleosi, infatti, non sono riuscito a esprimermi al meglio in determinati periodi dell’anno. Qualche altro piccolo infortunio non ha certo migliorato la situazione. Ma comunque essere riuscito a chiudere in bellezza non può che rappresentare un’iniezione di fiducia per la nuova stagione che giocherò in maniera ancora più determinata.”

In finale, ad Andria, hai sconfitto, in un vero e proprio scontro generazionale, Matteo Berrettini, giovanissima promessa del tennis azzurro, in tre set. Vorresti spendere due parole di su lui? Come sei riuscito a venire a capo di una partita cosi complicata?
Matteo gioca davvero molto bene su sia sulla terra battuta che sul cemento. Penso che sia davvero uno dei giovani più promettenti sul panorama nazionale. Ha un servizio spaventoso: la prima è costantemente sopra i 200 km/h e, inoltre, ha un diritto davvero molto insidioso. Se riesce a migliorare con il rovescio e negli spostamenti, credo che diventerà difficile per tutti batterlo. Anche ad Andria è stata una partita dura: malgrado abbia giocato un ottimo primo set, lui è riuscito ad aver la meglio per 7-5; per fortuna, e grazie ad un incredibile vincente di rovescio, l’ho breakkato all’inizio del secondo parziale, non permettendogli di scappare via; quella è stata senza dubbio la chiave del match: da quel momento sono cresciuto e, alla fine, ho avuto la meglio”.

Sei uno dei grandi nomi della Tennis Training School di Foligno. Che rapporto hai con il tuo staff, guidato da Fabio Gorietti, Gianfranco Palini e da Marco Formica?
Che posso dirti della Tennis Training School? Siamo davvero una grande famiglia. Ogni volta che torno a Foligno mi sembra di essere a casa. Ho un ottimo rapporto con tutti i membri del mio staff, che non considero solo colleghi, allenatori, preparatori atletici o mentali ma veri e propri famigliari con cui condividere gioie e delusioni. Fabio Gorietti è ormai il mio coach fisso. Lo ammiro e lo rispetto tantissimo: è uno dei pochi che, anche quando mi sono sentito l’inferno sotto i piedi, mi ha sempre sostenuto e incoraggiato. Recentemente, a seguire me e Thomas (Fabbiano, ndr) è anche Federico Torresi, che dopo essersi separato da Simone Bolelli, ci ha raggiunto a Foligno e ci seguirà in pianta stabile in quasi tutti i tornei del circuito. Anche lui è davvero una grande persona, sempre cordiale e disponibile ad aiutarci.  Gianfranco Palini e Diego Silva, invece, curano la parte atletica e, viaggiando spesso con noi, ho avuto modo di conoscerli e ammirarli non solo come due ottimi colleghi ma, sopratutto, come uomini di grandissimo valore. L’ultimo, ma non per importanza, è Marco Formica, mental coach, nonchè amico, fratello e babbo. Insieme cerchiamo di rivivere i momenti positivi della mia carriera al fine di creare nuove motivazioni che mi permettano di fare bene anche in futuro. Senza i suoi consigli, oggi, probabilmente, non sarei più qui a giocare a tennis.”

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Hai sempre evidenziato un ottimo rapporto con Thomas Fabbiano e Stefano Travaglia che, come te, si allenano in Umbria. Cosa vi lega particolarmente?
“Con Thomas Fabbiano, ho davvero un rapporto splendido. Ci conosciamo da oltre cinque anni e siamo come fratelli. Abbiamo avuto la possibilità di frequentarci per tanto tempo e molto spesso, avendo una programmazione simile, ci capita di condividere insieme i momenti lontano da casa, quando siamo in giro per il mondo per i tornei. Avere vicino a te una persona che ti conosce, che è disposta ad aiutarti e ad ascoltarti se sei in difficoltà è qualcosa davvero dal valore a dir poco infinito. Ci vogliamo molto bene e questa consapevolezza ci rende più forti dentro e fuori dal campo. Anche Stefano è una persona splendida; mi trovo proprio bene con lui; è un ragazzo con un cuore grande ed è sempre disposto, anche solo con una parola, a supportarti quando le cose non vanno per il verso giusto. Spero che possa ritornare presto nelle posizioni che gli competono.”

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Quali sono stati i momenti più felici della tua carriera? Cosa hanno cambiato della tua personalità?
“Faccio molta fatica a rispondere a questa domanda (ride, ndr): se mi guardo indietro, ho vissuto davvero momenti molto felici; dal primo turno di Wimbledon 2015, che considero, indipendentemente dal risultato, una delle esperienze più belle della mia vita, un giusto premio per le fatiche fatte all’indimenticabile finale centrata a San Paolo, passando per i due Challenger consecutivi vinti questo Novembre. Anche se, è stata la quotidianità a cambiarmi: si, sono stati proprio la normale quotidianità e l’affetto delle persone che mi circondano a darmi la carica per rialzarmi e ad insegnarmi a vivere, a migliorarmi sotto il profilo tennistico e, soprattutto, umano. Una vittoria immensa superiore a tutte le altre!”

Dove hai preparato la tua stagione 2017? Su quali aspetti ti sei concentrato particolarmente? Quali sono i tuoi obiettivi primari per questa nuova annata?
Ora come ora, sono a  Sydney per disputare le qualificazioni e, in seguito, mi recherò a Melbourne per l’Australian Open. Il mio 2017, è iniziato a Doha, dove però ho perso subito al primo turno di quali. Spero di rifarmi qui in Australia. Avendo finito la stagione il 30 Novembre, non ho avuto molto tempo per dedicarmi alla preparazione della nuova annata; e, infatti la sto ultimando, in questi primi tornei, concentrandomi particolarmente sul gioco di volo e sulla risposta, senza trascurare comunque la preparazione atletica, fondamentale per prevenire nuovi infortuni. Dopo la trasferta qui in Oceania, tornerò in Italia e mi allenerò per due settimane, salvo poi giocare qualche Challenger sul cemento a Febbraio (Bergamo, in primis). L’obiettivo primario è quello di ritornare in top 100 e, di stabilizzarmi intorno alla 85-90esima posizione del ranking mondiale.”

Ti ringrazio per la disponibilità. Un grande saluto!
” Grazie a voi! Un saluto”.

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