Il letargo del campione, anche Nadal si ferma sperando in un 2017 migliore

Il tanto atteso, e soprattutto temuto, annuncio di Rafael Nadal è arrivato: lo spagnolo ha deciso di terminare anzitempo la stagione, rinunciando ai già previsti tornei di Basilea e Parigi, oltre alle ATP Finals per le quali era ancora in corsa

Con Roger Federer provvisoriamente (si spera) costretto a vestire in questo finale di stagione i panni dello spettatore, la notizia del finale di stagione anticipato da parte di Rafael Nadal ha contribuito a intristire ulteriormente lo stato d’animo di milioni di sostenitori e appassionati.

Definire sorprendente la decisione del quattordici volte campione slam non sarebbe corretto, dal momento che già a Shanghai, nella conferenza immediatamente seguente alla sconfitta con Viktor Troicki, Nadal aveva esternato profonda amarezza per la sua condizione, rivelando laconicamente che l’ipotesi di uno nuovo stop rigenerante era seriamente da prendere in considerazione.
Ritenerla scioccante, o quantomeno preoccupante invece si, soprattutto inquadrandola nel più ampio contesto di quanto osservato nelle ultime due stagioni e tentando di configurare uno scenario futuro o futuribile.

Alcuni giorni di riflessione hanno indotto Rafa e il suo team a optare per la chiusura anticipata di questa travagliata stagione, la seconda consecutiva per altro, caratterizzata da pochissimi lampi (due soli titoli a Barcellona e Monte-Carlo) in mezzo a numerosi momenti difficili, conditi da problemi fisici sempre più ricorrenti.
Secondo quanto esternato sui propri profili social, fatale a Nadal sarebbe stato lo sprint imposto al suo recupero dal problema al polso, nelle settimane seguenti al clamoroso ritiro dal Roland Garros, allo scopo di prendere parte ai giochi di Rio dove è poi riuscito a vincere l’oro in doppio con Marc Lopez.

Il post Olimpiadi ha in effetti puntualmente presentato un salatissimo conto a Nadal, incapace da allora di conquistare più di tre match in un torneo, sempre cedendo ad avversari di levatura e classifica inferiori.
Che il fisico del maiorchino cominciasse a mostrare i segni di un logoramento fisiologico era decisamente preventivabile, dal momento che già in passato, in diverse occasioni erano stati necessari periodi di riabilitazione o semplicemente di recupero della migliore condizione, indispensabile per permettere a Nadal di esprimere pienamente il suo tennis agonistico.
Ma la sequenza di infortuni, problemi e noie varie, registrata negli ultimi 18 mesi, lascia davvero dubbiosi circa le effettive possibilità di rivedere un Nadal competitivo, se non per aggiungere un altro titolo slam alla sua impressionante bacheca, quantomeno per fronteggiare ad armi pari i principali rivali.

Da tempo infatti, e su ogni superficie, Rafa fatica a ricoprire il suo abituale ruolo di primattore, uscendo spesso sconfitto dal campo o, nella maggior parte dei casi, vincendo ma senza annientare fisicamente e psicologicamente i suoi avversari
Più di ogni altro aspetto tecnico infatti, è proprio la tenuta nervosa, proverbialmente arma in più dell’iberico, a essere stata penalizzata dalla mancanza di risultati e conseguentemente di fiducia, tanto da non riuscire più a garantire quel gap emotivo sugli avversari che in passato tanta gloria gli ha regalato.

Le distanze da Novak Djokovic e Andy Murray sono diventate siderali, nel ranking come nei confronti diretti, ma anche contro altri top players Rafa solo raramente ormai riesce a dimostrare di meritare il ruolo di favorito. Le recenti sconfitte con Dimitrov e Troicki hanno poi sancito inesorabilmente che, in queste condizioni, Nadal farebbe fatica persino a garantirsi a fine anno un posto nei primi dieci, a dispetto di ragionamenti e calcoli di qualificazione al Master.

Prospettiva evidentemente troppo pesante per l’orgoglio di un campione che, unito all’amico Federer dall’insana passione per questo sport e dallo spirito competitivo, ma differenziato dal più anziano rivale per talento e integrità fisica, non ha ritenuto pensabile esporre se stesso e i suoi sostenitori ad ulteriori brutte figure e delusioni.

Animato dalla solida certezza di voler ancora definire e centrare nuovi obiettivi e con ritrovate energie, lo ritroveremo in campo all’alba del nuovo anno, in quel di Brisbane, dove avrà subito modo di testare la sua condizione e le sue reali chance di rivestire ancora, come ogni appassionato auspica, i panni del campione che è stato e che ancora sogna di essere.

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