L’avanzata della Next Generation, tra giovani promesse e futuri campioni

Non è uno sport per giovani. Parafrasando al contrario il noto capolavoro dei fratelli Coen, l’assioma sembra calzare a pennello per fotografare il trend del tennis maschile, caratterizzato da ormai oltre un decennio dall’egemonia di pochissimi eletti e nel quale l’età del pensionamento sembra alzarsi sempre più.

Il prolungamento delle carriere dei fenomeni globali presenti sulla scena dai primi anni 2000 e il perdurare sulla breccia dei Fab four (o five?) a cavallo della trentina, suona come una melodia gradevole alle orecchie degli appassionati, desiderosi di godere ancora di epiche sfide e radicate rivalità.

Lungi pertanto dall’ipotizzare un cambio di scenario a brevissimo termine, e sospeso momentaneamente il giudizio su Roger Federer e Rafael Nadal, costretti dalla carta d’identità ad un fisiologico – si spera non definitivo – stop, appare emblematico l’impennarsi dell’età media nella top ten, mai così elevata da decenni.
Tanto che, con il solo Dominic Thiem al di sotto dei ventiquattro anni, possono fregiarsi dell’etichetta di giovani, Milos Raonic e Kei Nishikori, che solamente all’alba dei ventisei anni hanno sensibilmente avvicinato il tavolo dei grandi, pur vantando palmares neanche lontanamente paragonabili.

Un timido segnale di una inversione di rotta ha per altro iniziato a delinearsi nel corso delle ultime due stagioni, caratterizzate dall’ascesa di un numero consistente di giovani talenti, alcuni dei quali in grado già di distinguersi ad altissimi livelli e di mostrare le stigmate del campione.
In quella che l’ATP, cavalcando mediaticamente l’onda dei primi risultati incoraggianti, ha prevedibilmente ribattezzato Next Generation, figurano infatti ad oggi una dozzina abbondante tra talenti in procinto di esplodere, giovani promesse e probabili futuri campioni.

Alexander Zverev

Autorevole comandante della pattuglia può essere unanimemente considerato Alexander Zverev, che a dispetto dei suoi diciannove anni, figura già in top 20 e vanta in bacheca un titolo maturato in oltre due stagioni trascorse stabilmente facendosi largo nei tabelloni di tutto il mondo.
Numeri di poco conto se raffrontati ai livelli raggiunti in pari età dai mostri sacri della generazione precedente, ma tanta roba contestualizzati nel panorama recente ed attuale.
Assai probabile, se non certo, che Zverev, già in possesso di un carisma sconosciuto ai suoi coetanei e con enormi margini di crescita fisico-atletici, sia destinato ad un futuro da numero uno e – scommessa personale – possa fare un pensierino a un posto tra i primi dieci già nella prossima stagione.

Nick Kyrgios

Appena un anno più anziano del tedesco, Nick Kyrgios è stato in grado di avvicinare ancora di più i piani alti della classifica ed imporsi a ripetizione su top players, lasciando tuttavia più di una incognita relativamente alle sue reali aspettative future.
Le ricorrenti pause palesate dal talento di Canberra, condite da un’esuberanza che troppo spesso sfocia in presunzione (e maleducazione), rischiano di limitare enormemente le prospettive da star, nonostante gli abbondanti presupposti tecnici e di appeal.
Il 2017 ha tutta l’aria di essere l’anno della svolta, in grado di rivelare al mondo un campione, sia pure in embrione, piuttosto che consegnare agli annali un enorme e incomprensibile bluff.

Lucas Pouille

Pur non essendo tecnicamente parte della Next Gen, il francese Lucas Pouille va certamente considerato nel novero dei giocatori che lasceranno tracce importanti di sé nel tennis di domani. Già prossimo ad un ingresso nella top ten, il 22enne transalpino sembra incarnare il prototipo di giocatore moderno, solido ed all-court, capace di riaccendere le speranze di successo in un paese da oltre trent’anni a bocca asciutta nei major.

Coric – Khachanov – Edmund

In seconda fila spicca quindi un terzetto di ventenni, il cui nome è ormai da tempo presente tra i primi quaranta, nel caso di Borna Coric, o appena fuori ma con eccellenti standard di rendimento, in riferimento a Karen Khachanov e Kyle Edmund.
Se il croato rappresenta ormai da un biennio una realtà consolidata, la recente ascesa di Edmund è stata certificata da un costante progresso evidenziato di torneo in torneo, che fa del n.2 britannico un prospetto di assoluto affidamento per il dopo Murray.
Khachanov è addirittura riuscito a conquistare nel mese di ottobre il primo titolo a livello maggiore, diventando il secondo più giovane vincitore in stagione e creando i presupposti per un futuro da protagonista anche a stretto giro, potendo contare su un mix di talento e solidità inferiore solo a quanto esibito da Zverev.

Thanaski Kokkinakis – falcidiato dagli infortuni

In appendice al sopra citato gruppetto, è corretto menzionare anche Thanasi Kokkinakis che, dopo aver bruciato le tappe e stabilito numerosi primati come teenager, ha trascorso un intero anno ai box a causa di un duplice infortunio che ne ha persino causato l’uscita dalla classifica.
Il tema per il ventenne di Adelaide sarà dunque rientrare quanto prima ai livelli fatti intravvedere nel suo primo scorcio di carriera, allontanando prima di tutto i sospetti che una eccessiva propensione a guai fisici possa sbarrare le porte ad un futuro di grande livello, preventivato all’unanimità da tutti gli addetti ai lavori.

L’asse Stati Uniti – Russia

Se l’Australia, bizze e integrità fisica permettendo, sembra già annoverare gli alfieri per un decennio scintillante, un ruolo non secondario spetta in maniera lampante a Stati Uniti e Russia, i paesi più largamente e meglio rappresentati nella categoria degli under 20.
La lista dei teenager è infatti capeggiata da ben due diciottenni americani, Taylor Fritz e Frances Tiafoe, entrambi già capaci di entrare tra i primi cento e di conseguire notevoli risultati sia pure prevalentemente a livello Challenger.
Fritz ricopre ad oggi il ruolo di capofila, garantito da diverse apparizioni nel circuito e da un best ranking vicino alla cinquantesima posizione che rappresenta un punto di partenza tutt’altro che trascurabile per una carriera importante.
Certamente non quanto il tennis a stelle e strisce ha abituato per mezzo secolo, ma sufficiente a diffondere ottimismo in un team che può contare anche su un esercito di ragazzi con enormi potenzialità da sgrezzare, composto da Stefan Kozlov, Ernesto Escobedo, Noah Rubin, Jared Donaldson e il gigante Reilly Opelka.

Lontano dai fasti dei campioni slam Evgeny Kafelnikov e Marat Safin anche il movimento russo sembra in procinto di chiudere un lungo periodo di vacche magre. Alle spalle del già elogiato Khachanov, si sprecano infatti gli elementi prossimi a irrompere nelle alte sfere.
L’ultimo in ordine di tempo ad essersi distinto è il diciannovenne Alexander Bublik, autore nel torneo di casa di Mosca di una prorompente irruzione sulla scena, avvalorata dallo scalpo di Bautista-Agut. Il talento cristallino di Novgorod, protagonista nell’ultimo anno di un balzo di oltre settecento posizioni, sembra possedere qualcosa in più rispetto ai coetanei Daniil Medvedev e Andrey Rublev, già capaci comunque di avvicinare i primi cento e altrettanto certi di poter guardare al futuro prossimo con legittime ambizioni.

Il resto del mondo promette bene…

Con i coreani Hyeon Chung e Duckhee Lee, il figlio d’arte norvegese Casper Ruud e il colosso greco Stefanos Tsitsipas (che abbiamo intervistato di recente), campioni juniores già sbarcati con successo nel circuito maggiore e lanciati a rimorchio del plotone, la geografia del tennis futuro sembra delinearsi in maniera interessante e piuttosto eterogenea.
Purtroppo, stando ai numeri di oggi, coinvolgendo solo marginalmente il nostro tennis, incapace di produrre un degno ricambio ai veterani e garantire continuità al positivo ciclo del recente passato. E destinato, salvo inaspettate esplosioni di elementi ancora acerbi, ad accontentarsi della poco allettante prospettiva di un ruolo da comprimario nel panorama mondiale.

nextgenrank

Daniele Mazzarello

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