La storia emozionante di Daniel Caverzaschi, campione spagnolo di tennis in carrozzina: “La mia forza? Vivere una vita normale. Che esperienza alle Olimpiadi di Rio!”

(www.practicodeporte.com)

Abbiamo raggiunto Daniel Caverzaschi, campione spagnolo di tennis in carrozzina che svela ai nostri microfoni i segreti della sua bellissima ed emozionante storia

Il tennis, al pari di tutti gli altri sport, ci regala spesso e volentieri storie meravigliose, profonde, capaci di trasformare un semplice gioco, all’apparenza banale e privo di alcun tipo di valore etico, in vere e proprie lezioni di vita, da cui si possono acquisire preziosi insegnamenti per affrontare con più consapevolezza e serenità le difficoltà quotidiane nelle quali ci imbattiamo.

Una di queste, senza dubbio, proviene dalla Spagna, precisamente da Madrid: qui, l’11 Luglio di ventiquattro anni fa nacque infatti Daniel Caverzaschi, il protagonista della nostra storia; al piccolo però venne diagnosticata, subito dopo la nascita, una grave malformazione fisica: Daniel era nato infatti senza buona parte della gamba destra e, per questo, non avrebbe mai potuto camminare.

Dopo un inevitabile shock iniziale, i genitori di Daniel decisero di rimboccarsi le maniche per cercare di dare al proprio figlio non solo un futuro sereno ma soprattutto una vita “normale”, non piena di dolore e sofferenza ma ricca di sogni e soddisfazioni:Ti parlo molto sinceramente: non penso che la mia disabilità sia un reale problema. Nella vita, ognuno si imbatte in una sorte e in un destino diverso. Ci sono persone senza lavoro,  persone senza genitori e persone che si trovano a fronteggiare una disabilità fisica come la mia. Io malgrado tutto sono felice per come sono e per le cose che ho fatto in questa prima parte della mia vita. Non è pura retorica. Ci credo davvero.  Il merito di tutto questo va attribuito ai miei genitori e parenti: hanno sempre cercato di non trattarmi in maniera  benevola per la mia disabilità facendomi quindi sentire una persona del tutto normale. Purtroppo conosco molti altri ragazzi con storie simili alla mia nei confronti dei quali però si è spesso assunto un atteggiamento troppo premuroso che li ha fatti allontanare dal mondo reale  facendoli sentire differenti dagli altri.”

Daniel, per la prima parte della sua vita, ha vissuto sia in Spagna che in America, salvo poi, dopo essersi laureato in Inghilterra, tornare a Madrid per lavorare part – time in una società assicurativa:”Si, ho vissuto per lungo tempo negli States. Ma io sono spagnolo. Mi sento spagnolo e il mio cuore è spagnolo. Inoltre, devo ammettere di avere un debole per il vostro paese: ho molti amici italiani e non dimentichiamo che Caverzaschi è un cognome italiano; quindi, diciamo che quasi tutto il mio ‘io’ è legato indissolubilmente al continente europeo. Adesso vivo a Madrid. Anche se il tennis è la mia attività prevalente, ho deciso di trovarmi ugualmente un lavoro part-time e sono stato assunto da “Liberty”, una famosa compagnia assicurativa conosciuta a livello internazionale. Non so cosa farò in futuro ma sono sicuro che, approfondendo ulteriormente la mia conoscenza nell’ambito socio-economico, magari mi ritroverò a dirigere una grande azienda (ride di gusto, ndr).”

Caverzaschi, dopo un’infanzia in cui ha praticato moltissimi sport, si è avviato definitivamente al tennis all’età di dodici anni. Oggi, dopo una carriera quasi decennale, è tempo dunque di un primo bilancio sui risultati da lui ottenuti: dopo aver colto ottimi successi, Daniel ha festeggiato proprio in questo 2017 il suo best ranking alla posizione numero tredici della classifica mondiale; i ricordi più belli rimangono comunque quelli del torneo Olimpico disputato lo scorso anno a Rio dove ha potuto difendere i colori della propria nazione:“Da piccolo, ho praticato davvero molti sport: all’età di 11 anni ho deciso in via definitiva, grazie soprattutto al mio allenatore che mi ha incoraggiato a provare ad affacciarmi tra i PRO. Non è stata ovviamente una scelta facile perché ho dovuto allo stesso tempo rinunciare allo sci, altra mia grandissima passione. Comunque, con il senno di poi, ripeterei pienamente questa mia scelta. L’esperienza di Rio è stata il coronamento, forse lo zenit della mia carriera. Un ricordo fantastico: non c’è nulla di meglio che poter rappresentare la propria nazione in una competizione cosi speciale e importante. Ho espresso un buon tennis e sono riuscito ad approdare fino agli ottavi di finale. Mi sono divertito ma allo stesso mi sono sentito molto responsabilizzato per il ruolo che ho dovuto rivestire in nome della Spagna intera. Naturalmente non ho intenzione di fermarmi e sto già lavorando duro per poter magari vincere una medaglia a Tokyo 2020.”

Un altro momento magico per la carriera di Daniel è stato poter palleggiare, lo scorso maggio, con Rafael Nadal davanti a migliaia di spettatori accorsi sulle tribune della Caja Magica per assistere al Mutua Madrid Open: “Penso che sia stata un’esperienza fantastica. Breve ma intensa. Infatti siamo stati in campo solo venti minuti perché, a causa dell’eccessiva durata dei match precedenti, il programma era molto in ritardo. Purtroppo, non sono riuscito quindi a parlare più ci tanto con Rafa ma mi ritengo molto fortunato di aver vissuto un’esperienza cosi singolare. Non tutti possono poter confrontarsi e allenarsi con i propri idoli: io ci sono riuscito e ne sono davvero felice. Inoltre, il fatto che molte televisioni abbiano trasmesso l’evento in diretto è stato un grande successo per tutti i tennisti in carrozzina perché ha permesso a questa specialità, cosi poco conosciuta o sottovalutata, di mettersi in risalto davanti agli occhi degli appassionati. Dunque, si è trattato di una vera e propria vittoria collettiva per me e per tutti i miei colleghi.”

Daniel tuttavia si è mostrato molto attivo ed emotivamente coinvolto alle vicende più attuali del circuito ATP e WTA, dal ritorno di Federer e Nadal alle polemiche per le eccessive wildcard assegnate a Maria Sharapova: “Cosa possiamo dire di Roger e Rafa? (ride, ndr). Loro sono il tennis e quindi sono molto contento che siano ritornati a duellare come negli anni d’oro e sono certo che lotteranno fino a fine anno per la conquista della leadership mondiale. Riguardo la seconda questione, penso che entrambi le parti abbiano ragione. Il doping è un tema quanto mai attuale a tutti i livelli e in tutti gli sport. Penso che comunque ognuno meriti una seconda possibilità,  purché dimostri di aver compreso realmente la lezione.” 

Ultima battuta su obiettivi e progetti a medio- lungo termine: Come ti ho già detto, spero di poter conquistare una medaglia alle prossime Olimpiadi. Non so se è più un obiettivo o più un sogno ma sono determinato a lavorare duramente per togliermi ulteriori soddisfazioni. Questo è tutto, davvero. Se riuscirò mai a raggiungere tutto questo, sarò al settimo cielo. Altrimenti, sarò ugualmente l’uomo più felice del mondo perchè sono riuscito, con grande forza d’animo, a costruire in maniera autonoma la mia strada e il mio futuro. “

Cosa possiamo aggiungere? Nulla, forse. Direi che Daniel è già riuscito a dimostrarci tutte le qualità che una persona deve possedere per non fermarsi, non abbattersi davanti alle inevitabili difficoltà della vita. Un insegnamento vero e genuino che va al di là di ogni merito sportivo e tennistico.

Grazie Dani!

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