Joao Pedro Sorgi: “Il Challenger di Guayaquil? Torneo incredibile, il migliore della mia carriera”

Il brasiliano Joao Pedro Sorgi, 23 anni e fresco del best ranking al n.343 ATP, racconta in questa intervista la sua giovane carriera e la grande performance nel torneo Challenger di Guayaquil (Ecuador), dove ha raggiunto la semifinale ed eliminato nomi illustri come Victor Estrella Burgos, Leonardo Mayer e Facundo Bagnis, ottenendo il suo miglior risultato fino ad oggi.

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Prestazione al di sopra di ogni aspettativa nel Challenger di Guayaquil, Ecuador. Hai battuto tre tennisti forti in sequenza per poi raggiungere le semifinali, dopo aver superato le qualificazioni. Raccontaci un po’ l’andamento di quella settimana.
La settimana è stata incredibile, sicuramente la migliore che ho mai avuto nella mia carriera, per il modo in cui ho vinto le partite e per gli avversari che ho battuto, tutti conosciuti al grande tennis.
Sono arrivato in Ecuador da buone settimane, mi sentivo competitivo ed in crescita. Ho alzato il mio livello di gioco e a Guayaquil è andato tutto per il verso giusto: il duro lavoro fatto nel periodo precedente si è visto.
Sono contento di aver passato le qualificazioni e di aver vinto tre partite nel main draw contro giocatori molto quotati, tutti con un passato, o un presente nel caso di Bagnis, da Top-100. 

Come è stato affrontare giocatori che hanno già esperienze nel circuito ATP, come Estrella Burgos e Mayer? Anche Bagnis è un giocatore molto esperto e tu l’hai sconfitto ai quarti di finale. Vincere queste partite ti aiuterà in futuro a giocare più rilassato?
Credo di sì, non sono arrivato come favorito nel tabellone principale del torneo, però cercavo ancora una vittoria significativa.

La pressione era tutta dalla loro parte, molti fattori mentali hanno influito da una parte e dall’altra. Ho conquistato un obiettivo. Sono riuscito a giocare bene con tutti gli avversari, esprimendo un buon tennis e sorprendendo gli appassionati con queste vittorie di livello. Sono soddisfatto per aver gestito tutti questi fattori nel miglior modo possibile.

Negli ultimi Challenger sei riuscito a superare le qualificazioni (Lima, Santiago, Buenos Aires e Campinas). E’ cambiato qualcosa nei tuoi allenamenti, nelle tattiche o credi che la tua sia più un’evoluzione naturale?
Ho lavorato bene sin dall’inizio del 2016 e il mio gioco sta ancora adesso migliorando. Quest’anno è sicuramente stato il migliore della mia carriera, sto costruendo un buon gioco, migliorando i colpi e la tattica. La fiducia è aumentata negli ultimi tornei e dopo ogni vittoria: ottenere buoni risultati è per me uno stimolo in più per fare bene. 

Pur avendo una classifica abbastanza alta cerchi sempre di alternare Challenger a Futures. Come ti organizzi?
L’obiettivo ovviamente è quello di entrare il più presto possibile nei main draw del circuito Challenger. Tempo fa non avevo nemmeno ranking, ora mi sono avvicinato a questo obiettivo ma non ho ancora le opportunità di giocare nei tabelloni principali.
Credo che se si gioca un buon tennis si possano provare i tornei più importanti; gli avversari sono più qualificati dunque è richiesto un livello di gioco più alto.
I risultati e il  ranking sono il risultato delle evoluzioni del proprio gioco: i Challenger costringono a migliorarsi.

Ci puoi dire rapidamente dove pensi di essere migliorato e quali colpi credi di dover perfezionare maggiormente?
Essere un tennista comporta un sacco di fattori che devono essere lavorati e bisogna stare sempre attenti.
Credo che la parte tecnica sia importante, oltre alla parte tattica. Come si dovrà affrontare ogni avversario e come ci si comporta in campo è fondamentale: nessun tennista può giocare senza questo. La postura e il coraggio sono anch’essi molto utili.
Credo di aver lavorato molto duramente su questi aspetti, ma per vedere i risultati ci vuole ovviamente un po’ di tempo. Sto maturando tennisticamente e di conseguenza il mio livello si sta alzando progressivamente.
La cosa più importante per me è quella di aver trovato un metodo di allenamento molto interessante: sto crescendo e se continuerò a lavorare in questo modo riuscirò a far bene anche ad alto livello.

Hai avuto una grande carriera nel circuito Junior, con un best ranking al n.8. Da allora, hai lottato a livello Futures e sei entrato rapidamente tra i primi 400 al mondo nell’ATP. Per te, quali sono le maggiori difficoltà nel circuito professionistico?
Penso che qui in Brasile si dia troppa attenzione ai giovani nel circuito Junior, mentre l’ATP è una cosa completamente diversa. Bisogna essere preparati e sapere che per arrivare in alto bisogna prima fare la cosiddetta ‘gavetta’. 

Tra gli Junior si gioca con ragazzi della stessa età, mentre nel professionismo si possono affrontare anche persone più anziane, con maturità diversa e struttura fisica superiore. Per nessun tennista, o quasi, è facile adattarsi a quel livello.
E’ necessario un processo di crescita fisica, mentale e tattica per entrare saldamente fra i big del tennis mondiale. Nella transizione da tennis giovanile a professionistico bisogna affrontare diverse difficoltà, si passano momenti difficili e ciò solleva molti dubbi sulla propria condizione e lo stato mentale/fisico.
L’importante è continuare a credere in sè stessi e rialzarsi dopo i momenti tristi.

Di solito preferisci giocare sulla terra battuta. Non pensi sia meglio alternare tornei sulle diverse superfici?
Sì, certamente. Nel 2017 cambierò la programmazione e, di comune accordo con i miei allenatori, parteciperò a più tornei sul veloce, per continuare a svilupparmi e abituarmi a giocare bene anche su superfici diverse dalla terra battuta.
Il circuito ATP, inoltre, è pieno di tornei sul duro: direi che il 70% dei tornei professionistici si giocano su quella superficie e dunque, in vista di un futuro salto di categoria, è importante saper giocare anche lì.

In chiusura, quali sono i tuoi obiettivi per il 2017 in termini di classifica e tornei?
Ora l’obiettivo è quello di far bene a livello Challenger, rimanere tra i primi 250 per poter competere a questo livello e anche partecipare alle qualificazioni dei tornei dello Slam, ai quali ho partecipato tra gli Under18.
A lungo termine, l’obiettivo è quello di entrare tra i primi 100 e di starci per tutto il resto della carriera.

Helder Novaes

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