Guilherme Clezar: “Ho molta fiducia nel mio gioco, so di poter fare meglio di quanto già fatto”

Intervista esclusiva al tennista sudamericano Guilherme Clezar

Il brasiliano Guilherme Clezar, classe 1992, attualmente n.220 nella classifica ATP, ha parlato in esclusiva a TennisPress sulla stagione 2016.
Campione del Challenger di Campinas nel 2013 e finalista del Challenger Finals nel 2014, Clezar ha raggiunto quest’anno agli US Open il suo primo tabellone principale di un Slam.

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Hai concluso il 2016 fuori dai primi 200, ma immagino che l’aspettativa era quella di finire in una migliore posizione. Come reputi la tua stagione 2016?
Non è stata la mia miglior stagione della carriera, mi aspettavo di ottenere migliori risultati, ma penso che sia servita a migliorare il mio gioco in qualche modo. Ho anche provato a giocare di più sul veloce quest’anno ed anche se non ho vinto molte partite sono riuscito a evolvere in certi aspetti.

Sentivi di dover giocare di più sul veloce per migliorarti?
In realtà ho giocato di più sul veloce “a causa” del risultato che ho ottenuto allo US Open, torneo che mi ha motivato a continuare a giocare di più su quella superficie.
Sulla terra battuta so già che schemi adottare, mentre affrontare tornei sul “duro” mi ha aiutato a migliorare nell’approccio a rete e, soprattutto, in risposta.

Guilherme Clezar
Foto: Marcello Zambrana/DGW Comunicação

Alla fine della stagione, hai ottenuto alcune vittorie importanti contro giocatori Top-100 nei tornei di Lima (d. Renzo Olivo, #86, e Facundo Bagnis, #67) e Guayaquil (d. Gastão Elias, #66). Cosa ci dici dopo aver affrontato giocatori di quel livello?
Tutte queste sono state vittorie importanti per me. Arrivavo da una serie complicata di sconfitte, ma indipendentemente da questo, sapevo che stavo giocando bene e che avevo perso tutte le partite al fil di lana. Questo è stato dimostrato durante le ultime due settimane dell’anno, quando ho vinto contro tre grandi giocatori. Il prossimo anno cercherò con tutte le forze di ottenere vittorie di questo genere.

Se dovessi scegliere il tuo miglior torneo del 2016, quale sceglieresti?
Ho fatto alcuni buoni tornei nel corso dell’anno. Per tre settimane ho giocato molto bene, a Flushing Meadows, Sarasota e Lima. Vorrei sottolineare che in quelle tre settimane ho mantenuto un ottimo livello di tennis e penso di aver espresso un gioco di buona qualità.

Negli ultimi tre anni avete partecipato alle Challenger Finals, a San Paolo, e quest’anno il torneo è stato eliminato. Nella tua visione, cosa è mancato per poter tenerlo sul calendario?
E’ stato un torneo che, pur essendo di un gran livello di difficoltà, era poco attraente per il pubblico, perché anche se c’erano buoni giocatori non c’erano nomi di valore, penso che sia questa la differenza principale con un torneo ATP, per esempio.

Sei ben stabilizzato nel circuito Challenger ma, purtroppo, negli ultimi anni sta diminuendo il numero di tornei di questa categoria in Brasile. Come vedi questo problema e quanto fa male in termini di costi nella stagione e punti per la classifica?
Per noi brasiliani avere tornei qui in Brasile aiuta molto sulla questione finanziaria e anche sui viaggi. Noi viaggiamo molto di più di un tennista europeo, per esempio.
Ma è sempre stato così per i sudamericani, stiamo combattendo per un calendario migliore ma allo stesso tempo ci stiamo abituando a vivere così. Fare trasferte lunghe, stare lontano dalla famiglia e dagli amici comporta una buona preparazione mentale e fisica, perchè si sta per molto tempo lontano da casa.

D’altra parte, Europa e Stati Uniti sono i posti in cui ci sono più tornei.
È dove ci sono i grandi eventi, qualsiasi giocatore che vuole rimanere ad un buon livello deve giocare lì: non ci sono altre soluzioni.

A proposito dello US Open, prima volta nel tabellone principale di un Slam dopo aver lottato davvero tanto per questo già da tempo. Come è stato questo risultato e l’esperienza di giocare nel main draw?
E’ stata una settimana fantastica. Avevo già giocato diverse volte nelle qualificazioni degli Slam, con sconfitte al turno finale al Roland Garros e proprio a NY. Non c’è dubbio che è stato il culmine della mia stagione, forse della mia carriera. Aver sperimentato questa emozione è stata una cosa unica per me e spero di essere in grado di riviverla nuovamente.

unnamedLa sconfitta per Marco Chiudinelli (6/2 6/7 2/6 4/6) è stata dura da digerire, giusto? Dopo aver vinto il primo set, quel tie break del secondo…
Credo di aver mancato un po’ di esperienza nel giocare al meglio dei cinque cinque set. Nel primo set molto bene, nel secondo ero molto vicino a vincere il tiebreak ma l’ho perso e alla fine ho detto, dentro di me: “Aspetta… Devo giocare altri set, sono stanco, ce la farò?”
Probabilmente, se in passato avessi giocato più partite al meglio dei cinque set la partita con Chiudinelli sarebbe andata diversamente!

Come è andata la off-season?
Ho affrontato la preparazione invernale all’accademia Tennis Route con Thiago Monteiro, Thomaz Bellucci, Fabiano De Paula e Marcelo Demoliner.

Com’è il tuo rapporto con gli altri tennisti brasiliani?
Vado d’accordo con tutti, ho un grande rapporto con Thomaz, ma ancora di più con Monteiro, perchè abbiamo giocato insieme in doppio per molto tempo.
Sono miei amici anche João Souza, Rogerio Dutra Silva e Andre Ghem: mi sento bene con loro ed essere uniti ci aiuta!

A proposito dei viaggi, sei sempre con un compagno nelle trasferte?
Quando viaggio cerco sempre di essere con un amico, con il quale mi alleno, ceno insieme e mi diverto. E’ una cosa naturale: viaggiare è bello, ma ancora di più con chi si conosce.

Per finire, quali sono i tuoi obiettivi per il 2017?
Recuperare un po’ la mia classifica: ho ancora una lunga strada da fare, ma penso di poter migliorare alcune cose, introdurre alcune tattiche nel mio gioco. Sono molto fiducioso nel mio tennis, so che posso andare oltre ciò che ho già fatto fin’ora e voglio iniziare il 2017 nel migliore dei modi. Sarà una stagione dura ma lotterò con tutte le mie forze.

Helder Novaes

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