Grazie, Hewitt!

14 gennaio 199721 gennaio 2016.

L’inizio sembra da necrologio, ed, in un certo senso lo è pure.
Oggi, Lleyton Hewitt, con la sconfitta in 3 set (6-2 6-4 6-4) contro David Ferrer, chiude ufficialmente la sua carriera da singolarista.

Facciamo un passo indietro, tornando al gennaio del ’97, quando un ragazzino di 16 anni ancora non compiuti, superava le qualificazioni (per cui aveva ricevuto una wild card) degli Australian Open, e si presentava al grande pubblico, giocando contro Sergi Bruguera, pluricampione slam, nello stesso campo che oggi ha avuto l’onore di salutarlo, come meritava.

Nemmeno un anno dopo, 11 gennaio 1998, primo titolo ATP, ad appena 16 anni, nel torneo di Adelaide, dove ottenne 5 vittorie di prestigio, su tutte quella contro Andre Agassi. Poi nel 1999 ha contribuito alla vittoria dell’Australia in Coppa Davis, nel 2000 la vera esplosione con 3 tornei ATP vinti nei primi due mesi, poi nel 2001 gli US Open e il n1 al mondo e, come si suol dire, tutto il resto è storia.
Probabilmente, anzi, sicuramente, Hewitt non è il giocatore più tecnico dell’ultimo millennio, non è neanche uno di quelli che verrà ricordato per un colpo in particolare, e a molti potrebbe non essere particolarmente simpatico, ma una cosa è innegabile: lui è uno da prendere come esempio. Uno dei più grandi lottatori della storia del tennis, se non il più grande, uno di quelli che ogni allenatore di Coppa Davis vorrebbe avere in campo nello scontro decisivo, sul 2-2. A proposito di Davis, ha superato ogni record australiano esistente, di presenze, di match totali vinti, di edizioni giocate, e quant’altro.
Ma non siamo qui a lodarlo per i numeri, di certo impressionanti, ma che valgono fino ad un certo punto: bisognerà ricordare, sempre, il suo spirito da guerriero, che è servito da esempio a molti, moltissimi giocatori, tra cui lo stesso Ferrer, contro il quale lui ha concluso la sua carriera da singolarista.
Anche tra i suoi colleghi, Hewitt non verrà ricordato con grande simpatia, per via dei tanti, celeberrimi, “C’MOOON“, molto spesso urlati e talvolta anche dopo dei colpi non forzati dell’avversario; però, Hewitt è anche questo, un giocatore che per esprimersi al top ha sempre avuto bisogno non tanto di “sentire la palla”, come altri grandi campioni, ma piuttosto di essere con la testa sempre dentro il match, ad ogni punto, perchè per tutto il resto, dove la sua tecnica non arrivava, ci pensavano le sue gambe.
Adesso lo aspetta un nuovo capitolo della sua vita, da allenatore dell’Australia di Davis, e la speranza è quella che possa insegnare tanto a Kyrgios, Tomic, Kokkinakis, Jasika e a tutti quelli che verranno dal punto di vista mentale, perchè, in questo, è di certo uno dei più adatti.
Ora, dopo la fine di questi Australian Open, nei quali è ancora impegnato in doppio, lo vedremo solo su quella panchina di Davis, e siamo sicuri che ci regalerà ancora altri “CMOOON”.
Grazie, Lleyton Glynn Hewitt.

Andrea Pellegrini Perrone

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