Luca Giacomini:”L’esperienza alle Next Gen ATP Finals di Milano ha rappresentato per me una straordinaria iniezione di fiducia “

Luca Giacomini, 21enne tennista di Rubano (Padova), si racconta ai nostri microfoni, svelando – con la memoria fresca degli ottimi risultati della stagione passata – le sue ambizioni e i suoi obiettivi per l’annata 2019. 

Il 2018 è stata la tua prima vera e propria annata nel tennis che conta: lo scorso hanno hai infatti ottenuto il primo successo in un Main Draw Challenger a Padova e soprattutto hai disputato un ottimo torneo alle qualificazioni delle Next Gen di Milano. Come hai vissuto questi primi significativi risultati?
“Ho vissuto molto serenamente questi primi buoni risultati. Ovviamente, sono riuscito ad acquisire una maggiore consapevolezza nei miei mezzi tennistici. Dal punto di vista umano – in tutta sincerità – non mi sento cambiato: sono rimasto il ragazzo di prima, ambizioso ma con i piedi per terra.”

Analizziamo da vicino la tua esperienza alle Next Gen di Milano dove, tra l’altro, sei entrato nel tabellone di qualificazione proprio all’ultimo momento grazie al forfait di Gian Marco Moroni. Come hai vissuto l’attesa dei giorni precedenti?
Francamente – fino a pochi giorni prima dell’inizio del torneo- non sapevo affatto che Gian Marco si sarebbe ritirato. Ovviamente, non appena ho appreso di avere la possibilità di competere in un evento cosi prestigioso mi sono sentito particolarmente fortunato: tuttavia, nei giorni immediatamente precedenti, ero particolarmente nervoso, ma allo stesso tempo voglioso di scendere in campo ed esprimermi al meglio.”

Il sorteggio ti ha subito messo davanti un avversario tutt’altro che malleabile come Andrea Pellegrino che hai superato in una partita altalenante. Che ricordi hai di quel match?
“E’ vero, il match contro Pellegrino (vinto per 4-2 al quinto set, ndr) è stato carico di tensione: un incontro molto duro, in cui entrambi abbiamo avuto alti e bassi e dove probabilmente sono riuscito a spuntarla grazie ad una maggiore lucidità mentale nelle fasi decisive dell’ultimo parziale. Dopo il successo, ero molto emozionato e felice ma – con la testa- ero già di fatto all’incontro successivo.”

In semifinale ti sei arreso al futuro vincitore Caruana dopo cinque emozionanti set. È stato maggiore il rimpianto per non essere riuscito a capitalizzare due set di vantaggio oppure l’orgoglio per aver giocato per oltre due ore alla pari con un tennista che ha già conseguito risultati prestigiosi?
Indubbiamente, è stato maggiore il rimpianto di non essere riuscito a portare a casa una partita in cui conducevo per 2 set a 0. Soprattutto perchè a tradirmi non è stato il fisico, ma la testa. Dalla fine del secondo set, non sono più riuscito a gestire e a controllare le emozioni, a mantenere quella calma e quella freddezza quanto mai indispensabili per chiudere un incontro cosi complicato.”

A Milano, hai inoltre dimostrato un buon affiatamento con tutto il tuo team, in cui spicca la figura di papà Redi. Che rapporto hai con lui? Quali sono i pro e i contro nell’avere una figura cosi familiare all’interno della propria squadra?
“Non ti nascondo come talvolta avere il proprio padre come coach sia problematico, perchè è alto il rischio di discutere 24 ore su 24 di dinamiche e questioni che dovrebbero rimanere esclusivamente sul campo. Le discussioni e i battibecchi sono dunque molto frequenti ma io cerco sempre di ascoltarlo il più possibile, di fare tesoro dei suoi consigli, anche perchè devo a lui gran parte dei miei miglioramenti e dei miei primi successi.”

Come hai organizzato la tua off season?
“Durante il periodo di preparazione, mi sono allenato ad Alicante, nell’Accademia di Ramirez Hidalgo. Gli aspetti su cui ho lavorato maggiormente sono senza dubbio la componente fisica, utile per trovare una maggiore pesantezza di colpi, e quella tattica.”

Quale sarà la tua programmazione nel 2019? Cosa pensi del nuovo format Challenger?
“Al momento, ho in programma di giocare tornei su superfici rapide fino a fine febbraio, per poi passare alla terra rossa. Quest’anno il mio obiettivo è quello di entrare nei primi 100 ITF e magari prendere qualche punto ATP nei 25.000$ o nei Challenger. Non amo particolarmente le novità introdotte da quest’anno: credo infatti che il nuovo format avvantaggi tutti i tennisti che sono già al vertice; in questo modo, i giocatori come me che possono giocare solo i tornei ITF transition avranno maggiori difficoltà a scalare il ranking. Purtroppo, con queste nuove regole, molti giocatori abbandoneranno presto il nostro sport.”

Dedichiamo infine un pensiero speciale a Manuel Bortuzzo.
“La vicenda di Manuel non può e non deve lasciare indifferenti: trovo profondamente ingiusto che un giovane promettente atleta, con infiniti sogni, sia stato improvvisamente calato in una dimensione buia e oscura. Dal canto mio, posso solo augurargli di ritrovare dentro di sé – soprattutto grazie all’affetto e alla vicinanza di coloro che gli vogliono bene – quella forza che gli permetterà ugualmente di raggiungere gli obiettivi che si era prefissato per la sua vita. Forza Manuel!”

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