Francesco Vilardo: “Sono davvero orgoglioso di quello che sono riuscito a raggiungere! Giocare contro Paire a Milano? Esperienza pazzesca!”

Insieme a Francesco Vilardo tracciamo un bilancio sulla stagione in corso, analizzando l’esperienza al Challenger di Milano 2015, dove ebbe la possibilità di giocare contro Benoit Paire.
Insieme ci siamo poi soffermati sugli aspetti tecnici del suo gioco, toccando anche la sfera umana ed extratennistica, fondamentale per comprendere a fondo la personalità di un ragazzo umile, che fa dell’impegno e della costanza le sue due armi principali

DT: Caro Francesco, buongiorno! Grazie per la tua disponibilità e un saluto da tutti i nostri lettori.
FV
: Buongiorno a tutti!

DT: Cominciamo a fare un bilancio su questa prima parte di stagione, come vedi il tuo 2016 fin’ora?
FV
: L’inizio stagione non è stato eccezionale ma sicuramente è di gran lunga il migliore da quando ho iniziato a giocare. Ogni mia annata è caratterizzata da questo fattore: inizio sempre così così e poi tendo a crescere torneo dopo torneo.
Malgrado ciò, mi sono qualificato comunque per tre volte in tornei Challenger, disputando anche delle belle partite contro avversari decisamente più quotati.
A livello Future non ho raccolto molto, però devo ammettere che ho anche vissuto un periodo caratterizzato da qualche problemino fisico: in primis, una fastidiosa scarlattina che mi sono portato dietro per diverse settimane. L’unica vera mancanza che ho riscontrato si può individuare nella non piena convinzione di poter far sempre bene. Ma resto in ogni caso fiducioso per questa seconda parte di stagione e per il prosieguo della mia carriera.

DT: Una delle esperienze per te più significative è stata quella al Challenger di Milano 2015, dove hai giocato le qualificazioni grazie ad una wild card e hai affrontato Benoit Paire.
Che sensazioni hai provato nell’affrontare un tennista cosi talentuoso
 come il francese e cosa pensi di aver imparato da quel match?
FV
: L’esperienza al Challenger di Milano dell’anno scorso è stata sicuramente importante. Giocare contro un giocatore di quel livello comunque ti fa capire un po’ di cose.
Rimasi impressionato dalla sua facilità di gioco ma non riuscii a godermi del tutto il momento poiché avevo terminato poco prima un match durissimo di oltre tre contro lo sloveno Urbanija, dove avevo vinto malgrado i crampi.
Probabilmente contro Paire avrei perso ugualmente, però non sono riuscito ad offrire una prestazione all’altezza perché ero abbastanza provato fisicamente, mentre lui era molto fresco, non avendo disputato, grazie ad un bye, il primo turno. Diciamo che è stato molto fortunato….

DT: Descrivici il tuo rapporto con Alessandro Bega con cui hai vinto anche due titoli Future in doppio: cosa vi lega? Siete amici anche fuori dal campo?
FV
: Io e Alessandro ci conosciamo da molto tempo: l’ho incontrato addirittura prima di arrivare ad allenarmi a Milano. Il nostro è un rapporto di amicizia che va anche oltre il tennis. So che posso contare su di lui.
Ho un ottimo rapporto anche con Lorenzo Frigerio, che si allena spesso con noi. Siamo un bel gruppo e ci stimoliamo a vicenda.

DT: Con quali altri colleghi sei in buoni rapporti e cosa pensi delle giovani promesse del tennis azzurro (Donati, Quinzi, Sonego, Mager, Eremin e molti altri)?
FV
: Sono una persona che sa farsi voler bene perciò posso affermare di esser in buoni rapporti con tutti, sia con atleti italiani che stranieri: per esempio Mark Vervoort è un mio caro amico.

Per quanto riguarda le nuove promesse posso dirti che li conosco tutti e sono dei gran bravi ragazzi, con tanta voglia di emergere. Tutti hanno secondo me le potenzialità per poterlo fare. Però spesso viene adottato un metodo sbagliato per la crescita di questi ragazzi: si vuole sempre tutto e subito, quando invece bisognerebbe lasciarli crescere in pace e ognuno secondo il proprio percorso: non esiste una strada uguale per tutti. Lavorare duro, a testa bassa è la vera chiave per riuscire a crescere.

DT: La tua superficie preferita è il cemento: quali aspetti del tuo gioco si adattano meglio sul duro
Come ti trovi invece sulla terra rossa?
FV
: La mia superficie preferita è il cemento perché il mio gioco vario dà sicuramente più fastidio ai miei avversari. In ogni caso non mi dispiace neanche giocare sulla terra e credo di riuscire ad adattarmi bene anche su questa superficie.
Devo sicuramente migliorare il servizio, fondamentale su cui sto continuando a lavorare intensamente.

DT: Com’è Francesco Vilardo fuori dal campo: pensi che le tue qualità da tennista si riflettano anche nella tua vita di tutti i giorni?
FV
: Francesco fuori dal campo è un ragazzo assolutamente semplice, che sa di dover dar tanto al tennis: è solo grazie a questo sport, e ovviamente alla mia famiglia se oggi mi ritrovo ad aver girato il mondo cercando di raggiungere un sogno. C’è forse qualcosa di più bello? Sento di essermi arricchito dal punto di vista umano.E questo mi rende felice e orgoglioso di me stesso.

DT: Quali sono i tuoi prossimi obiettivi stagionali? Che tornei disputerai prevalentemente?
FV
: Il mio unico vero obiettivo oggi rimane crescere dal punto di vista del gioco. Punti e classifica sono una conseguenza. Continuerò a giocare prevalentemente tornei Future e Challenger.

DT: Grazie per il tempo che ci hai dedicato. Noi ti auguriamo di raggiungere presto i tuoi obiettivi. A presto!
FV
: Grazie a voi! Ciao!

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