ESCLUSIVA TENNISPRESS – Paula Gonçalves: “Tutte le persone che mi circondano hanno sempre creduto in me”

(Roberto Castro / ME)

Dalla sinergia tra il nostro direttore Alessandro Re ed il corrispondente da Rio Helder Novaes nasce un bel confronto con Paula Gonçalves, attuale numero uno del Brasile

Attualmente 180 della classifica WTA con un best ranking alla posizione numero 158, la 26enne brasiliana Paula Gonçalves, quest’anno, ha raggiunto i quarti di finale del Rio Open e la semifinale al WTA International di Bogotà.
Il suo allenatore è Carlos Kirmayr, ex tennista brasiliano che ha seguito atlete del calibro di Gabriela Sabatini, Arantxa Sanchez e Conchita Martinez.
In questa intervista, Paula si sofferma sulla sua buona annata e sull’importanza del lavoro svolto sull’aspetto mentale e fisico.

Paula, quest’anno è stato all’insegna di un grande progresso, non solo per il balzo in classifica ma soprattutto per le performance profuse ed i risultati registrati. Cosa avete cambiato nel tuo gioco nel corso degli ultimi anni?
E ‘stato il migliore anno della mia carriera, ho avuto uno spettacolare primo semestre, dove ho passato i primi turni nel tabellone principale dei tornei WTA, e poi mi sono assestata nei tornei successivi quasi sempre con buoni risultati.
Il grande cambiamento è avvenuto insistendo sulla parte mentale, sono riuscita a raggiungere un buon livello di rilassatezza e concentrazione, non preoccupandomi dei vari fattori esterni, fonti di disturbo. Ho trovato la tranquillità che cercavo.
All’inizio di quest’anno ero più focus in doppio, perché nel 2015 ero reduce da un’ottima seconda parte di stagione, riuscendo a sfondare il muro della top 100. Dai risultati del doppio sono cresciute fiducia e motivazione.
La differenza nel 2016 l’hanno fatta invece la parte mentale e quella fisica.
Da febbraio mi alleno con un nuovo preparatore atletico, Marcelo Prata, e sento che il suo apporto ha dato i suoi frutti.

Riguardo al miglior approccio dal punto di vista mentale, come sei riuscita a raggiungerlo e da quali basi siete partiti per portare a compimento un decisivo miglioramento?
Per completarsi dal punto di vista mentale bisogna riuscire a far si che tanti piccoli dettagli si incastrino alla perfezione, cosicchè possano fare la differenza. Ho ancora da migliorare sotto degli aspetti, stiamo lavorando quotidianamente ma la cosa principale è che ho iniziato a credere in me stessa.
Tutte le persone che mi circondano hanno sempre creduto in me, io non ero totalmente dello stesso avviso ed ho sempre avvertito questa mancanza. Ora però con il nuovo approccio mi sento su un altro livello.

Il lavoro con il nuovo preparatore atletico ti ha aiutato ad avere maggior fiducia ed ottenere risultati migliori?
Sicuramente mi ha dato fiducia nella parte fisica e tutto ciò ha avuto dei risvolti positivi dal punto di vista mentale.
Se sai di essere ben preparata fisicamente per rimanere in campo più di tre ore ad esempio, puoi gestire meglio il lato mentale. Marcelo e il mio coach Carlos sono grandi amici, si conoscono da molto tempo, e questo loro rapporto ha fatto si che si sia instaurata una partnership fruttuosa tra di noi. Lavorare con loro porta i suoi frutti.

Come abbiamo già detto, nel 2015 hai raggiunto la top 100 nel doppio, registrando i migliori risultati proprio in questa specialità. Ti diverti a giocarla?
Mi è sempre piaciuto giocare il doppio, è un qualcosa che mi viene naturale. Ho cominciato ad avere buoni risultati nell’annata passata, rendendomi così conto di poter varcare la soglia della top 100 e giocare tornei dall’appeal e dal montepremi maggiori.
Ho vinto un WTA a Bogotà con Beatriz Haddad Maia ma devo ringraziare anche un’altra ottima compagna, l’americana Sanaz Marand.
Le ottime vittorie in doppio non hanno comunque distolto la priorità dal singolare, dove ho intenzione di scalare ancor di più la classifica.
13 de Julho de 2015 - PAN 2015 - Tenista Brasileira Paula Gonçalves. Foto: Roberto Castro / ME

Nella stagione 2016 hai disputato un numero maggiore di tornei WTA. A tuo avviso qual’è la differenza tra competizioni di questa caratura e gli ITF?
Non vedo una grande differenza di livello. È pazzesco perché il primo Grande Slam che ho giocato nella vita è stato il Roland Garros di quest’anno. La settimana precedente ero ad un ITF 50 + H in Francia, e già dalla semifinale ho avvertito una grande ansia per l’imminente partenza per Parigi.
Nella mia prima partita ero molto nervosa, mi sono fermata a pensare il fatto che si trattasse di uno Slam, ospitato in un luogo stupendo dove tutti vorrebbero giocare.
Le tenniste in lizza per la qualificazione sono esattamente le stesse che puoi trovare di fronte in tornei di 50 o 100 mila dollari. Dipende solamente da come ognuno gestisce la situazione.
Sono abbastanza contenta di aver preso parte allo Slam parigino perchè ho potuto fare una nuova esperienza, allenandomi con alcune tra le migliori tenniste del panorama mondiale, rendendomi conto di dover alzare l’asticella per capire ciò che effettivamente potrò raggiungere.

Oltre al Roland Garros hai partecipato anche a Wimbledon e US Open. Cosa ti rimane di quelle settimane?
Rimane l’assunto che bisogna proseguire con il duro lavoro. Se vuoi, puoi raggiungere l’obiettivo prefissato, sono i piccoli dettagli a fare la differenza a questo livello. Devo continuare ad impegnarmi e proverò in ogni modo ad entrare, l’anno prossimo, nei tabelloni principali di tutti i Grand Slam!

In questo processo di transizione poter giocare tornei WTA in Brasile e Sud America è importante? La vicinanza facilita l’organizzazione delle cose?
Per noi brasiliane e in generale sudamericane, è molto bello avere dei tornei qui perché è complicato stare tutto l’anno fuori tra Stati Uniti, Europa ed Asia. E’ molto buono quando si dispone di un torneo nel proprio paese o nelle vicinanze, magari dove vengono a giocare anche top player.

I tuoi risultati più significativi fino ad oggi sono stati sulla terra battuta, ma il tuo stile si adatta bene anche ai campi in veloce. Sentirsi più sicura sulla terra ti darà modo di provare una programmazione sul duro?
Inizialmente sostenevo che la mia superficie preferita fosse il veloce, ma ho dovuto cambiare idea optando per la terra (ride). Prediligo quest’ultima anche per cultura sud-americana, siamo nati sulla terra battuta!
Credo che il mio gioco si adatti bene anche al veloce perché ho un buon servizio ed un buon dritto. Sul clay però posso giocare un po’ più indietro, con più topspin, mettere più effetto e fare uso di variazioni.

Per finire, quali sono i tuoi piani per la prossima stagione?
L’idea è iniziare con lo swing aussie, partendo alla volta dell’Australia alla fine di dicembre, svolgendo quindi per tutto novembre la preparazione. Dovrò comunque confrontarmi bene col mio team a Serra Negra per pianificare al meglio l’inizio del mio 2017.

Alessandro Re & Helder Novaes

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