L’ascesa all’Olimpo di Stefanos Tsitsipas

Tra i vari exploit giovanili di questa prima metà di 2018 spicca sicuramente quello del greco classe 1998 Stefanos Tsitsipas.
Dopo un inizio di 2018 non esaltante sul cemento, con la sconfitta al primo turno degli Australian Open, con l’inizio della stagione su terra rossa arrivano finalmente i risultati per il nativo di Atene: finale persa solo contro Nadal a Barcellona, secondi turni a Monte-Carlo e a Roma, semifinale ad Estoril.
E tra le “vittime” spiccano i nomi di Dominic Thiem, Diego Schwartzman e Pablo Carreno Busta a Barcellonae di Kevin Anderson Estoril.

Risultati che sono simbolo di esponenziali crescita e miglioramento per Stefanos, che nell’anno precedente ha bazzicato perlopiù nel circuito challenger (con buoni risultati) ad eccezione dello splendido torneo di Anversa concluso solo in semifinale contro Schwartzman, dopo aver battuto anche David Goffin.

Queste prime uscite del 2018 sottolineano diversi aspetti importanti della crescita del greco. Innanzitutto una maggiore confidenza con la terra rossa, superficie che fino ad ora (in attesa della prova del nove a Parigi) sta dando grandi soddisfazioni anche grazie a una maggiore concretezza e solidità unita al talento che già conosciamo.

Facciamo un accenno biografico: Tsitsipas salta agli occhi degli appassionati già presto per le due finali consecutive all’Orange Bowl, torneo importante a livello giovanile, e per la prima posizione nel ranking juniores. Oltre a ciò si aggiunge un inevitabile interesse per il suo tennis elegante (forse più che efficace), con uno splendido rovescio a una mano e una grande facilità e bellezza nel colpire la palla, caratteristiche sempre più rare nella formazione delle nuove leve.

Qualcuno ha da ridire sullo stile?

Tornando al presente, si parla dunque di un miglioramento fisiologico sull’abitudine alla partita, sbagliando meno, cercando la palla più giusta invece di quella più bella, assumendo più sicurezza.

Il miglioramento di gioco è infatti visibile anche a livello statistico, per quanto riguarda il circuito ATP:
Nel servizio i numeri sono rimasti abbastanza stabili, ma tra 2017 e 2018 cambiano i numeri in risposta:
Dal 25% al 30% di punti vinti sulla prima degli avversari;
Dal 43% al 48% di punti vinti sulla seconda degli avversari;
Nonostante i game giocati in risposta a livello ATP siano ovviamente il doppio e nonostante il livello degli avversari sia aumentato. Dati comunque da contestualizzare, visti le poche occasioni di mettersi in luce nel circuito maggiore nell’anno precedente, ma che allo stesso tempo sottolineano un innalzamento del livello del gioco al punto di potersi confrontare con il circuito ATP e non solo con quello Challenger.

E’ innegabile dunque lo sviluppo del greco nella “praticità” del suo tennis, che unita al talento sta portando risultati decisamente buoni.

Tsitsipas è apparso, a differenza dei suoi vari colleghi giovani, un giocatore molto solido. E’ infatti dotato di una capacità già molto sviluppata per la sua età di prendere la decisione giusta, di non forzare troppo e di non farsi prendere la mano dal suo talento, a volte in maniera quasi esagerata e attendista.
L’uscita con Thiem denota in particolare una già ottima intelligenza tattica da parte del greco, che più volte in partita ha scelto anche i tempi giusti per la discesa a rete (ormai quasi in via di estinzione) e che ha mostrato una varietà di assi nella manica per complicare la vita all’avversario, che nonostante il grande nervosismo causato da ciò è riuscito a trionfare per manifesta superiorità tecnica e fisica (su cui Stefanos com’è normale deve ancora lavorare). Questo stile di gioco è uno dei motivi della buona confidenza con la terra rossa (dovuta anche alla sua “istruzione” tennistica) e delle costanti buone prestazioni con giocatori più quotati.

E’ importante però analizzare il lato negativo di questa caratteristica, che è riscontrabile ad esempio nella partita di primo turno con Taberner. Se da una parte Tsitsipas sembra sempre mantenere il controllo mentale e dei colpi, a volte sembra giocare col freno a mano tirato, paradossalmente trovandosi più a suo agio con giocatori favoriti sulla carta, con cui è necessario riuscire a tenere lo scambio, piuttosto che con giocatori decisamente inferiori con i quali non riesce a prendere l’iniziativa, a favore di una preferenza al colpo in più quasi per paura di infliggere il colpo di grazia.

Le possibilità e la predisposizione ad un tennis di attacco e di anticipo ci sono tutte, visto il braccio di cui è dotato, ma molto spesso Tsitsipas tende ad adattarsi al suo avversario e quasi a giocare di rimessa, che sembra quasi un controsenso per un ragazzo di neanche 20 anni: specialmente se confrontato con i vari Shapovalov, Tiafoe, o il Kyrgios dei tempi (e tutt’ora…), non sarebbe male un po’ di sana follia.

Ho preso come esempio pratico uno scambio giocato ad Estoril contro Joao Sousa.

Qua si vedono le due facce della medaglia: dopo essere riuscito a rovesciare l’inerzia dello scambio con una buona difesa e un buon dritto d’attacco, il greco ha due occasioni per chiudere ma sceglie prima un colpo centrale, debole, quasi interlocutorio; nella seconda occasione riesce a spingere maggiormente ma permettendo comunque un rccupero abbastanza semplice al portoghese per poi sbagliare il colpo successivo.

Come visibile non si parla di un vero e proprio difetto quanto di un’attitudine di gioco sbagliata che spesso lo porta a prendere decisioni sbagliate, e che giustifica in parte i suoi risultati ancora leggermente sotto le aspettative sulle superfici veloci.
Ed è necessario riprendere comunque la carta d’identità e specificare come molto spesso le imperfezioni di questo genere sono legati alla giovane età, in questo particolare caso legate ancora alla poca esperienza in partita e abitudine a giocare con avversari sulla carta sfavoriti. Anche perché il talento è cristallino e nonostante tutto il giovane ellenico si ritrova ora al 39esimo posto del ranking ATP con 20 anni ancora da compiere.

Il Roland Garros ha rappresentato dunque un banco di prova importantissimo, rappresentando una delle primissime esperienze a livello Slam e quindi una delle prime occasioni per tastare e agire in palcoscenici importanti. Ci si aspetta quindi un miglioramento continuo soprattutto in vista della stagione su erba e soprattutto dei vari tornei sul duro, dove finora non è riuscito ad esprimere tutto il suo potenziale.

E’ legittimo dunque aspettarsi un luminoso futuro per Stefanos. Tra tutti i next-gen è forse insieme a Shapovalov quello dotato di più classe e talento, in grado di far innamorare gli appassionati non solo per i risultati ma per il suo tennis. E al di là di queste piccole e fisiologiche correzioni da applicare è difficile non avere un po’ di sano hype per il suo avvenire.

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