Andre Agassi si racconta

Source: Brad Barket/Getty Images North America

L’ex numero uno al mondo parla del suo odio per il tennis, del suo declino e commenta l’attualità tennistica tra Nadal, Federer e Djokovic.

Otto anni fa nella sua autobiografia sconvolgente Andre Agassi scrisse: “Mio padre grida due volte per ogni cosa, a volte tre, a volte dieci. Colpisci più forte, anticipa la palla e sii vicino ad adesso. Ora è lui a starmi vicino. Sta gridando. Non è abbastanza per colpire tutto quello che il drago mi spara. Mio padre vuole che io colpisca più forte e veloce del drago. Vuole che io lo batta.” Andre aveva sette anni nel 1977 e il drago era la macchina sparapalle che suo padre Mike aveva acquistato per far colpire un numero esorbitante di palle al giorno al figlio.

“La gente descriveva mio padre come una persona offensiva, ma lui è stato chiaro. Mi ha detto: ‘Andre, so come ho vissuto, so chi sono e chi no. Se potessi ripartire da capo cambierei solo una cosa, non ti farei giocare a tennis. Ti farei giocare a basket o a golf per giocare più a lungo e fare più soldi”, ha raccontato Agassi in una recente intervista. Oggi l’ex numero uno al mondo vanta un conto in banca di lusso ed è molto attivo con la sua fondazione. Anche in questo suo padre ha avuto un ruolo. “È grazie a lui che sono impegnato nell’istruzione ora. La domanda rimane sempre la stessa: cosa avresti potuto fare? Ma non ho particolari rimpianti.’

Aveva appena 24 anni quando ha deciso di creare una fondazione tutta sua. Poi nel 2001 ha aperto una scuola che è diventata un modello nella regione del Clark County. “Quella scuola ci sta portando molto successo ancora oggi. Poi ho scoperto un modo per allargare il progetto in tutto il Paese e ho investito $650 milioni per costituire 79 nuove scuole. Ho 1.200 ragazzi e ogni anno cambiano. Nella Nazione ne ho 38.000, la cifra si alza molto velocemente”.

Il periodo più buio della sua carriera sportiva è stato invece quello vissuto nel 1999 quando tornò numero uno al mondo. “La vera tragedia del mio declino si stava verificando durante il mio successo, non mi sentivo più legato al tennis. Nonostante giocassi bene odiavo il tennis. Quella rottura dopo esser diventato numero uno è stata ancora peggio perché credi che quel vuoto possa essere riempito visto che sei il migliore. Io non provavo nulla. Ma sono arrivato in un punto nel quale ho realizzato che potevo essere libero di essere artefice del mio destino. Quando ho visto bambini che non potevano scegliere, ho capito che era una situazione peggiore della mia. Mi sentivo fortunato rispetto alla realtà che vivevano quei bambini. Da quando ho cominciato a concentrarmi su questo, ho cominciato ad apprezzare il tennis. Ho imparato tanto quando ho cercato di tornare al numero uno. Ho capito di dover programmare il mio lavoro e il mio tempo.”

Si passa a parlare di attualità. Sulla finale degli Australian Open tra Roger Federer e Rafael Nadal: “Era un match imperdibile. Io sono stato il più neutrale possibile perché entrambi hanno dato molto e hanno delle grandi storie. È stato un match bellissimo in cui non dovrebbe esserci uno sconfitto.”

Capitolo Novak Djokovic, recentemente sconfitto ad Indian Wells da Nick Kyrgios: “Se ha problemi fisici allora è normale. Non puoi perdere in quel modo a meno che tu non abbia un infortunio importante. Deve esserci un aspetto emotivo, mentale che solo lui e il suo team conoscono. Ma è troppo bravo per non trovare una soluzione”.

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