Alessandro Motti: “Inizierò il 2017 a Koblenz. Troppa pressione su Quinzi”

Motti

Lunghissima ed interessante chiacchierata con Alessandro Motti, classe 1979

Alessandro Motti, uno dei migliori doppisti italiani in circolazione, si è concesso ai microfoni di TennisPress dopo aver giocato il Challenger di Andria a fianco dell’austriaco Maximilian Neuchrist.

Con il tennista reggiano, classe 1979, abbiamo ripercorso la sua stagione, coronata con il successo al Challenger di Fano in compagnia dell’amico Riccardo Ghedin, e abiamo trattato un argomento piuttosto interessante, quello del prize money.

Alessandro, dopo averci illustrato gli obiettivi per l’anno prossimo, si è lungamente soffermato sul Campionato di Serie A1 e sul rapporto con i compagni di squadra del Tennis Club Genova 1893. Infine, parentesi sul movimento del tennis italiano: il 37enne ha detto la sua a riguardo dei migliori giovani del panorama nazionale.

Ciao Alessandro, ti mando un saluto a nome di tutti i lettori di TennisPress.
Iniziamo subito parlando della stagione appena terminata: un titolo Challenger, a Fano con Riccardo Ghedin, una semifinale a Milano e diversi quarti di finale.
Che voto daresti al tuo 2016?
Ciao a tutti! Mi darei sei e mezzo: primi sei mesi disastrosi, con due vittorie fino a giugno.
Poi è arrivata la finale di Milano, con Hsien-Yin Peng, e successivamente sono riuscito in un recupero durissimo, che mi è costato una grande fatica, soprattutto mentale.
Ho costruito praticamente tutta la mia classifica in cinque mesi, ma sono contento di essere tornato a vincere un Challenger due anni dopo l’ultima volta (Oberstaufen 2014 con Wesley Koolhof).

Non hai un partner fisso, ma come possiamo vedere cambi compagno molto spesso. In stagione, con chi ti sei trovato meglio e perchè?
Mi piacerebbe avere un compagno fisso, ma con la mia classifica è molto difficile!
Mi son trovato a mio agio con Peng, che è molto rapido a rete, e con Riccardo Ghedin, giocatore parecchio solido in risposta.
Ovviamente anche Steve Darcis sarebbe un bel compagno per me, ma privilegia il singolare e ha una classifica troppo alta, essendo n.862 di specialità.

Non avendo un compagno stabile è molto difficile scalare la classifica: attualmente sei n.154, cosa ti aspetti per il 2017?
Penso che sia molto difficile salire con questo sistema di punti: io ne ho quasi 500 e per arrivare al n.100, classifica che tra l’altro non ti permette ancora di giocare gli ATP 250, ci vogliono altri 300 punti e tutti considerando 18 tornei!
In pratica, per essere Top-100 ti servono solo le vittorie o le finali Challenger.
Non mi pongo obiettivi, giocherò i tornei più grandi in cui riuscirò ad entrare e cercherò di salire il più possibile.

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A 37 anni, speri ancora di tornare in un main draw dello Slam, magari insieme ad un connazionale?

Quando si è nel circuito, non ci si accontenta mai e si gioca sempre con l’obiettivo di prendere parte ai tornei più grossi e prestigiosi.
Lo Slam più fattibile è chiaramente Wimbledon, l’unico in cui ci sono le qualificazioni: più che con un connazionale, mi piacerebbe giocarlo con un amico.

Affrontiamo con te un aspetto che è spesso ‘all’ordine del giorno’: il prize money. Da doppista, cosa puoi dirci? Quanto è complicato viaggiare e pagarsi l’alloggio per un tennista che milita esclusivamente nel circuito Challenger?
Dall’anno prossimo il montepremi minimo sarà 43.000€+H.
Spero che siano sempre meno i tornei senza ospitalità che prevedono un minimo di 64.000€, perchè questi tornei sono i più dispendiosi per i giocatori, che sono costretti a pagare praticamente sempre viaggi e vitto.
In Italia, siamo fortunati ad avere tantissimi Challenger. Vedo che gli stranieri, e soprattutto i doppisti, hanno molte volte più spese che entrate, ma per fortuna ci sono i Campionati a squadre che aiutano in qualche modo.
Per fortuna non si pagano le palline ed i campi d’allenamento, altrimenti non si allenerebbe più nessuno! Non succede lo stesso, invece, con le incordature: spesso partono 15€ di manodopera a racchetta.
A pagamento anche lavanderia, transportation dagli aeroporti e massaggi: sottolineo che queste sono tutte spese che non si recuperano con il montepremi.

In Serie A1 hai difeso, anche quest’anno, i colori del TC Genova 1893: siete arrivati secondi nel girone e dunque giocherete nel massimo campionato anche nella prossima stagione.
Che rapporto hai con i compagni ed in particolare con Robert, Eremin e Fucsovics? Volevo chiederti, inoltre, se ci dici qualcosa su Middelkoop, con il quale hai spesso condiviso il doppio.

Ho concluso la mia sesta stagione al TC Genova 1893: gli anni parlano da soli!
Siamo partiti dalla Serie B, sfiorando lo scudetto per due anni; spero di riprovarci ancora l’anno prossimo! Quest’anno, purtroppo, era difficile far meglio di così.
Ho con tutti i compagni un bel rapporto d’amicizia, e non solo durante il campionato.
Con i tre stranieri, Robert, Fucsovics e Middelkoop, ho fatto io da tramite per il circolo e sono contento abbiano scelto Genova, perchè sono ottimi giocatori.
Stephane Robert lo conosciamo tutti come giocatore; quando può mi aiuta anche a giocare qualche doppio. Marton (Fucsovics, ndr) è stato prezioso lo scorso anno, mentre in questa Serie A1 non ha mai giocato a causa di un problema al ginocchio.
Middelkoop è ‘mezzo genovese’, in quanto è tornato dopo tre anni e dà sempre il massimo per la squadra. È un grandissimo lottatore, molto competitivo in singolare e una sicurezza in doppio, dove si affida in particolare alla risposta, il suo colpo migliore!
Mi piace molto giocare il doppio con Edoardo Eremin e Francesco Picco. Mi auguro che possano migliorare la loro classifica per entrare direttamente nei Challenger.
Il più giovane del team è Matteo Siccardi, che ha poca esperienza ma è comunque bravo. Con lui ho vinto un bel match di doppio e cerco sempre di aiutarlo ogni domenica.

imageStagione finita e, dunque, bisogna già guardare al 2017. Quando inizierai la preparazione invernale e dove? Che tornei giocherai ad inizio anno?
Credo di iniziare il 2017 con il Challenger di Koblenz (Germania), a metà gennaio. Successivamente farò tutti i Challenger indoor europei in cui riuscirò ad entrare, non avendo ancora un compagno fisso.
Per quanto riguarda la preparazione, mi allenerò a partire dalla prossima settimana a casa mia, a Reggio Emilia, con il preparatore atletico Marino Rabitti e giocherò con i ragazzi dei vari circoli reggiani.

Sei un ‘veterano’ del circuito, dunque vorrei farti una domanda sui giovani italiani in rampa di lancio: tra Matteo Berrettini, assoluto protagonista ad Andria, Donati, Sonego e Quinzi, chi ha secondo te maggiori potenzialità? Dove potrebbero arrivare tutti e quattro in classifica ATP?
Secondo me, tutti e quattro potrebbero enttare nella Top-100, ma non dimentichiamoci di Napolitano, Mager e Pellegrino.
Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego credo siano più avanti degli altri per atteggiamento e convinzione; mancano solo di continuità.
Gianluigi è migliorato tanto quest’anno e il suo problema principale è l’atteggiamento, dovuto alle pressioni che si porta dietro da anni a questa parte.
Il talento di Matteo non si discute: si vede dai picchi di rendimento che riesce ad ottenere ma anche dai cali dovuti a infortuni e scarsa continuità.
Credo poi che Mager e Pellegrino possano diventare competitivi se maturassero un po’, prendendo fiducia nei propri mezzi.

L’intervista si conclude con una riflessione sui talenti ‘Made in Italy’…
In Italia, di talenti ne abbiamo veramente tanti. Per entrare nei Top-100, con il sistema attuale, bisogna fare punti per dieci mesi l’anno e non basta più qualche exploit.
I migliori al mondo lottano ogni settimana per tenersi stretto il proprio posto, visto il continuo aumento di montepremi negli Slam, e per i giovani diventa sempre più difficile farsi strada.
Prendiamo come esempio Federico Gaio: vincendo due Challenger, di cui un torneo difficilissimo come Biella, è solo n.174 del mondo!

Piacevole chiacchierata! Grazie di tutto!
Grazie a te e un saluto a tutti gli amici di TennisPress!

Per le foto presenti in questo articolo si ringrazia Alessandro Motti.

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